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La diocesi piange la scomparsa del suo decano, è morto a 101 anni don Probo Vaccarini

Era il decano della Chiesa riminese. Padre di 7 figli, di cui 4 sacerdoti, era diventato lui stesso presbitero all’età di 69 anni, dopo essere rimasto vedovo

La Chiesa di Rimini comunica la morte del suo Decano. Don Probo Vaccarini all’età di 101 anni si è spento serenamente nella notte tra venerdì e sabato, a casa. I funerali saranno celebrati lunedì 21 dicembre alle 15.00 in Basilica Cattedrale, a Rimini.

La camera ardente sarà aperta nella chiesa di San Martino in Venti oggi, sabato 19 dicembre, dalle 17 alle 19.30. Domenica dalle 10 alle 19.30 e lunedì dalle 8 alle 13.30.

Una veglia di preghiera sarà celebrata sia questa sera (sabato) sia domenica sera alle ore 20,00 , presso la chiesa di San Martino in XX, dove don Probo ha esercitato per tanti anni il suo ministero sacerdotale. 

Don Probo, nato il 4 giugno 1919, ha partecipato nel 1942 alla Campagna di Russia. Ritornato a Rimini ha ripreso e concluso gli studi diplomandosi come geometra e intraprendendo attività professionale. All’età di 33 anni ha sposato Anna Maria Vannucci; da questa unione sono nati sette figli, quattro maschi e tre femmine.

I quattro figli maschi sono tutti sacerdoti della Chiesa Cattolica: don Giuseppe e don Giovanni sono inseriti nel servizio alle parrocchie rispettivamente nella zona di Misano e a Miramare, dopo aver esercitato per un tempo nella Missione Diocesana in Albania. Don Gioacchino fa parte della Piccola Famiglia dell’Assunta, conosciuta come Comunità di Montetauro. Don Francesco è sacerdote diocesano a Terni.

Rimasto vedovo a 51 anni, don Probo prima ha iniziato il percorso da accolito, poi quello diaconale. Infine, sostenuto anche dai figli, ha intrapreso il passo decisivo verso il sacerdozio, ed è stato ordinato presbitero l’8 maggio 1988 dalle mani del Vescovo Giovanni Locatelli, all’età di 69 anni.

Don Probo è stato “discepolo di san padre Pio da Pietrelcina (al quale ha condotto tanti riminesi), nonostante il loro primo incontro non fosse stato felicissimo. Aveva sentito parlare del frate di Pietrelcina da un amico, e lo aveva raggiunto. «Vado a confessarmi da lui e appena arrivo mi caccia via, senza dire niente. Urlava: vattene», raccontava in una intervista di qualche anno fa a TV2000.
Don Probo allora era un ragazzo, ritornò dal futuro santo e da lì nacque una conoscenza personale e un’abituale frequentazione. Fu padre Pio a dire a Vaccarini: «Forma una famiglia santa e numerosa». Don Probo ha prestato servizio per oltre 30 anni nella parrocchia di San Martino in XX, senza mai saltare un giorno di “servizio”. "Nonostante l’età – ha raccontato il figlio Giuseppe - ogni giorno finché la salute lo ha concesso, è andato in parrocchia a dire messa. Ha vissuto la fede con una incredibile passione".

Lo scorso anno (il 4 giugno 2019) l’intera Diocesi di Rimini aveva espresso viva gratitudine al Signore per il dono di don Probo e per il traguardo del centenario con una s. Messa in Basilica Cattedrale. Il Vescovo Francesco presiedeva, avevano concelebrato lo stesso don Probo e i figli. Don Probo ha scritto oltre quindici libri, tra cui: Gitanèin. Un riminese d’altri tempi (1975), L’andron di Perugin (1978); La mia Russia. Un reduce 40 anni dopo. (Euoforum,  1985) in cui raccontava la sua drammatica esperienza della campagna di Russia;
Per un cammino di fede. Sulle orme di padre Pio (1997); Colloqui con padre Pio (Casa Sollievo della Sofferenza); Gesù, con te nel deserto! (1998); Sposo, vedovo, sacerdote (ilPonte, 1999), la sua autobiografia.

“Quella di don Probo è stata una lunga vita di genitore e di sacerdote, che ha lasciato un’impronta in tante persone che lo hanno conosciuto e sono state guidate spiritualmente nel proprio cammino di fede. – il ricordo del Vicario generale della Diocesi di Rimini, don Maurizio Fabbri – Ringraziamo il Signore per la bella testimonianza di fede e di ministero sacerdotale che don Probo ci ha lasciato e lo affidiamo alla bontà di Dio che sa ricompensare i suoi servi fedeli. Portiamo nella preghiera anche i suoi cari perché questi giorni del Natale di Gesù siano motivo di consolazione e di perfetta letizia”.

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