La Fials: "L'Infermi non è l'ospedale più adatto per realizzare il Covid Intensive Care"

Secondo il sindacato ci sarebbero dei problemi nella struttura monoblocco che ospita anche altri reparti

Dopo l’annuncio di qualche giorno fa del Governatore della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini sulla destinazione di 6 ospedali della Regione a Covid Intensive Care, da attivarsi entro il prossimo 30 maggio, la FIALS, sindacato autonomo maggiormente rappresentativo a livello nazionale, interviene con una lettera indirizzata al Commissario Straordinario, Marcello Tonini, al Sub Commissario Straordinario Sanitario e al Direttore delle Relazioni Sindacali dell’AUSL della Romagna. Nella lettera sono contenute una serie di osservazioni del Sindacato Fials sull’opportunità di completare i lavori del 4° piano del DEA per la creazione di ulteriori 74 posti letto per il ricovero di  pazienti infettivi provenienti non solo dalla Regione ma, in caso di necessità, da tutto il territorio nazionale, in quanto l’edificio è monoblocco e ospita il reparto di Cardiologia, l’Unità di Terapia Intensiva Coronarica e le Sale Operatorie.

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“Questa situazione di promiscuità di reparti e di personale – dichiara il Segretario Provinciale Fials Rimini Carla Bonvicini – ci preoccupa fortemente per la pubblica incolumità, perché si espone ad altissimo rischio di contagio sia il personale sanitario stesso sia l’utenza.  Va attuato un percorso preciso tra i reparti mettendo fine alla promiscuità degli spazi e deve essere avviato un processo continuo di sanificazione dei reparti, con un calendario cronologico dettagliato e pubblico, ripetuto più volte durante la settimana.  I percorsi attuati fino ad oggi è evidente ormai che da soli non bastano e che presentano notevoli falle. Ci chiediamo infatti se non sarebbe stato più opportuno scegliere un’altra struttura limitrofa all’Infermi, quale ad esempio l’Ospedale Ceccarini di Riccione, rifunzionalizzandolo e dedicandolo integralmente al trattamento dei Coronavirus.  Non meno importante per Fials – continua la Bonvicini - è l’implicazione in ordine alla qualità del lavoro e alle professionalità dei dipendenti in conseguenza degli assetti organizzativi tecnologici e della domanda di servizi, come il riconoscimento di risorse straordinarie per compensare il disagio e l’impegno del personale sanitario e parasanitario che opererà a diretto contatto con i pazienti Covid e dell’indennità di rischio infettivo che interesserà i medici di malattie infettive, Pronto Soccorso, delle degenze Covid, di rianimazioni, di terapie intensive e sub intensive, di radiodiagnostica e tac che effettuano esami verso pazienti provenienti dai percorsi ospedalieri Covid, di laboratorio analisi che trattano campioni biologici per esami Covid, dei medici del 118, dei medici di base e a quelli di Guardia medica ma, anche agli infermieri compresi coloro che effettuano sul territorio assistenza e cure domiciliari, i tecnici di radiodiagnostica- tac che effettuano esami verso pazienti provenienti dai percorsi ospedalieri Covid, i tecnici di laboratorio che effettuano trattamento dei campioni biologici per esami Covid, gli operatori OSS e gli autisti di autoambulanze. Da quando è scattata l’emergenza Covid19 la Direzione Aziendale non ci ha più convocati ai tavoli trattanti, neanche tramite videoconferenza .Abbiamo necessità che venga fatta chiarezza  e l'Asl della Romagna ha ora il dovere di  rispondere alle nostre preoccupazioni, per questo abbiamo richiesto un incontro urgente al fine di discutere le problematiche evidenziate.”
 

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