Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

La Fipe-Confcommercio: "Come fa un ristorante di un piccolo centro a sostenersi solo coi residenti del suo comune?"

"Come può pensare un ristorante di San Leo, o Mondaino, o San Clemente, giusto per fare qualche esempio, di stare aperto nei giorni di festa potendo contare solamente sui clienti residenti nel proprio Comune? I numeri non permettono di fare impresa"

“Confidiamo che il governo ripensi ai limiti sugli spostamenti tra Comuni nei giorni di Natale, Santo Stefano e 1 gennaio – dice il presidente di FIPE-Confcommercio della provincia di Rimini, Gaetano Callà - ci uniamo all’appello dei sindaci di Rimini, Santarcangelo e San Mauro Pascoli che hanno scritto al premier Conte e agli auspici del presidente della Regione, Stefano Bonaccini. La provincia di Rimini ne ha assolutamente bisogno, perché per la sua conformazione geografica è già fortemente penalizzata dal divieto di spostamenti tra Regioni, stretta com’è dal confine a sud con le Marche, a est con il Mare Adriatico e a ovest con la Toscana. Togliere anche la possibilità di muoversi tra Comuni (ben 25 in 864 km quadrati di cui 17 sotto i 10.000 abitanti) proprio nei giorni in cui le famiglie si ritrovano per i pranzi natalizi e si scambiano doni e auguri, diventa una penalizzazione enorme sia per le persone, sia per le attività economiche a cominciare da quelle della ristorazione".

E continua: "Come può pensare un ristorante di San Leo, o Mondaino, o San Clemente, giusto per fare qualche esempio, di stare aperto nei giorni di festa potendo contare solamente sui clienti residenti nel proprio Comune? I numeri non permettono di fare impresa, non permettono di dare quel poco di ossigeno ad un comparto piegato da limitazioni e chiusure. Ristoranti, pub, bar e le altre imprese della somministrazione sono in gravissima difficoltà: dopo i lunghi periodi di lockdown il comparto rischia seriamente di non sopravvivere, così come confermano le stime secondo le quali nell’anno andranno in fumo oltre 33 miliardi di euro di fatturato, con 60.000 imprese destinate a chiudere e 350.000 posti di lavoro a rischio sul territorio nazionale. Fipe-Confcommercio ha già sollecitato più volte l’allentamento di queste restrizioni ampliando la possibilità di spostamento tra Comuni, almeno nel raggio provinciale, in questi giorni di festa, richiesta che è stata avanzata insieme a quella insieme a quella di riapertura serale dei locali, allungando l’orario".

"Aprire i confini comunali a Natale e Santo Stefano sarebbe una scelta di buonsenso. Pur non  superando le 6 persone in casa, permetterebbe alle famiglie di trascorrere insieme questo momento importante dell’anno, di ricongiungere i parenti stretti che magari abitano ad un chilometro di distanza, ma in due Comuni diversi. Non sarebbe un libera tutti, ma un modo per poter scambiare un augurio e un regalo. Pur utilizzando tutti i dispositivi di sicurezza, non possiamo cancellare le nostre tradizioni, ma anzi dobbiamo salvaguardarle perché ci permettano di guardare avanti con più serenità e fiducia”, conclude Callà.

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