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La Matrella dal gip: "Sempre lavorato per aiutare le donne maltrattate"

L'ex presidente dell'associazione Butterfly arrestata dai carabinieri con le accuse di truffa, minaccia ed estorsione

E' durato oltre un'ora l'interrogatorio di garanzia davanti al gip di Clarissa Matrella, la 35enne ex presidente della onlus Butterfly di Cattolica che si occupava di aiutare le donne vittime di violenze arrestata la scorsa settimana dai carabinieri, durante la quale l'indagata ha ribattuto alle accuse che le vengono mosse da una quindicina di ex ospiti della Casa Artemisia che gestiva nella città della Regina. La donna, originaria di Foggia, davanti al magistrato ha sottolineato come, per tutta la sua vita, si sia battuta in favore delle vittime di maltrattamenti e di non aver mai obbligato le proprie assistite a pagare servizi extra di investigazioni private. La 35enne, infatti, si sarebbe limitata a prospettare tali possibilità come una carta vincente ai processi nei confronti degli uomini violenti che, in assenza di prove, sarebbero potuti venire assolti. Anche sulla questione dei generi alimentari, acquistati per la casa protetta e che sarebbero poi finiti nella dispensa della Matrella, l'ex presidente della onlus ha spiegato che si era trattato di un surplus comprato per errore. La responsabile della Butterfly, quindi, si è difesa sostenendo la difficoltà di far quadrare i conti viste le tante attività in difesa delle donne che poortava avanti. Difesa dall'avvocato Roberto Brancaleoni, il legale della 35enne ha chiesto al gip l'attenuazione della misura cautelare degli arresti domiciliarie, il gip, si è riservato.

Secondo le accuse la Matrella, approfittando del suo ruolo, riusciva a convincere le donne maltrattate a sottoscrivere tutta una serie di servizi a pagamento. In particolare, millantando straordinari benefici nei procedimenti, civili o penali, si offriva come investigatrice privata per effettuare servizi di osservazione e di pedinamento, di backup dei telefoni cellulari piuttosto che collocamento di microspie ambientali per incastrare gli uomini violenti. Le donne vittime di violenze, fidandosi della 35enne, il più delle volte accettavano di pagare gli extra che però si rivelavano inutili. "Si trattava, però, di accertamenti - scrive il gip nella sua ordinanza - che erano presentati fondamentali per riuscire a raccogliere quelle prove inconfutabili che sarebbero state poi decisive in fase di giudizio, ma che di fatto sono sempre risultate inconsistenti ed inutili e che molte utenti, inoltre, pur avendo pagato non visualizzavano mai gli esiti dei servizi". 

Scoppia il caso "Butterfly"

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