Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca

Le mani della criminalità organizzata sul settore agroalimentare

L'operazione "Grande carro" della Procura di Bari ha permesso di individuare come la malavita foggiana avesse interessi economici nel riminese

"La mani della criminalità organizzata sul settore agroalimentare. Un' operazione di grande importanza, dalla portata immensa. Un lavoro che si proietta in varie direzioni, non solo nazionali, ma internazionali. Una vera e propria organizzazione mafiosa, criminalità organizzata diretta in quei paesi nei quali è minore la resistenza e più debole la legge come Bulgaria, Romania e Repubblica Ceca. Estorsioni, frode, violenze, sequestro di persona e reati di vario titolo. La mafia foggiana non è circoscritta ed è molto più potente di quello che si pensi. Una mafia vera, insita sul territorio nazionale, che penetra nel tessuto sano della società condizionandone economia. Basta indifferenza, è l'indifferenza che ha portato questi criminali a trovarsi una collocazione importante e precisa". Questo è emerso oggi durante la conferenza sull'operazione 'Grande Carro' alla quale hanno partecipato il Procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho, il Procuratore della Repubblica di Bari Roberto Rossi, il Comandante del Ros Generale Pasquale Angelosanto, il Comandante del reparto tutela Agroalimentare di Salerno ten. Giorgio Borrelli, il vice presidente di Eurojust Filippo Spiezia ed il vice direttore generale di Olaf (ufficio europeo per la lotta antifrode) Ernesto Bianchi.

Un'operazione, che ha coinvolto le province di Avellino, Bari, Brescia, Brindisi, Chieti, Foggia, Forlì Cesena, Imperia, Lecce, Napoli, Rimini, Salerno e Teramo, condotta dai Carabinieri del Ros e del Comando per la Tutela Agroalimentare - che ha portato all'arresto di 48 soggetti indagati a vario titolo per associazione di tipo mafioso, riciclaggio, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, sequestro di persona a scopo di estorsione, detenzione illegale di armi e esplosivi, truffe per il conseguimento di erogazioni pubbliche (anche con riferimento a quelle Ue) ed altri delitti. I provvedimenti scaturiscono da un'indagine avviata dal Ros che - dopo la cattura del latitante Francesco Russo in Romania - si è concentrata sulle dinamiche criminali riconducibili alla "Batteria Sinesi-Francavilla", organizzazione mafiosa sviluppatasi alla fine degli anni '80 nella Provincia di Foggia, la cui esistenza è stata giudiziariamente accertata da numerose sentenze passate in giudicato. Strutturata in "batterie", nel corso degli anni, il sodalizio ha subito un fenomeno di modernizzazione criminale che lo ha portato ad orientarsi verso un più evoluto modello di mafia degli affari. Le indagini hanno consentito di documentare l'esistenza di una articolazione della batteria attiva a Foggia, Orta Nova (Fg), Ascoli Satriano (Fg) e Cerignola (Fg), con interessi su Rimini e l'alta Irpinia, nonché in Bulgaria, Romania e Repubblica Ceca.

Sotto il profilo delle attività criminali, è emersa una forte pressione estorsiva esercitata dal sodalizio a carico di aziende agricole, ditte di trasporti e di onoranze funebri, società attive nella realizzazione di impianti eolici e nel settore delle energie alternative le quali, a seguito di sistematica attività intimidatoria, sono state costrette al versamento di percentuali sui ricavi/lavori ottenuti, nonché ad affidare in subappalto ad aziende riconducibili al sodalizio l’esecuzione di contratti di lavoro, servizi e forniture, oppure a rinunciare alle commesse già ottenute. Inoltre, è stata riscontrata la riconducibilità di una serie di imprese operanti nei settori edile, movimento-terra, trasporti, ristorazione e del gaming queste ultime sedenti in Emilia Romagna, alla batteria che, tramite prestanomi, costituiva ex novo società, oppure infiltrava gli assetti societari esistenti. In tale contesto è stata pure accertato il reinvestimento di fondi illeciti nell’acquisto di un complesso immobiliare a Praga, del valore di oltre mezzo milione di euro.

Di particolare rilievo è l’ulteriore porzione dell’indagine condotta in sinergia dal Ros e dal reparto carabinieri Tutela Agroalimentare di Salerno, sotto la direzione della Procura Distrettuale, che ha consentito di individuare un complesso e sofisticato sistema di truffe finalizzate all’indebita percezione dei fondi per l’agricoltura dell’Unione Europea. Gli approfondimenti svolti nello specifico ambito hanno evidenziato come gli indagati, anche con la connivenza di alcuni funzionari pubblici compiacenti, sono riusciti a percepire indebitamente, tra il 2013 ed il 2018, contributi per complessivi 13,5 milioni di €uro, veicolati attraverso i “PIF – progetti integrati di filiera”. Ed ancora, ruoli e funzioni degli affiliati all’interno della consorteria che rispondeva a Francesco Delli Carri, storico esponente della Società foggiana e a suo fratello Donato. Soggetti impegnati nel reinvestimento dei proventi illeciti nel settore immobiliare e nelle truffe per l’indebita percezione di contributi per l’agricoltura erogati dall’UE e dalla Regione Puglia. Sono emersi inoltre rapporti dei Delli Carri con esponenti della criminalità garganica e di Canosa di Puglia (Bt), grazie ai quali hanno potuto esercitare le proprie attività illecite in quelle aree.

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