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Sabato, 26 Novembre 2022
Cronaca

Da Legambiente "sì" convinto al Parco eolico. "Si può migliorare, ma è un progetto fondamentale"

È decisamente positivo il parere che Legambiente Emilia-Romagna ha espresso sul progetto del nuovo parco eolico offshore che dovrà nascere nel mare antistante Rimini

È decisamente positivo il parere che Legambiente Emilia-Romagna ha espresso sul progetto del nuovo parco eolico offshore che dovrà nascere nel mare antistante Rimini. "Si tratta di un progetto che ha la potenzialità di fornire almeno metà del fabbisogno di energia elettrica del territorio riminese, contribuendo in modo significativo al soddisfacimento della domanda di energia prodotta da fonti rinnovabili. Secondo la pianificazione della Regione Emilia-Romagna, infatti, entro il 2035 le rinnovabili dovranno coprire il 100% della domanda di energia".

“È fondamentale supportare la realizzazione di nuovi impianti a fonti rinnovabili, sia di piccole sia di grandi dimensioni”, commenta Legambiente. “La crisi climatica ci incalza e anche la situazione geopolitica sul versante dell’approvvigionamento di energia sta rendendo questa necessità improrogabile. L’opportunità offerta dai nuovi impianti eolici offshore, sia in fase di valutazione (a Rimini) sia in chiusura di progettazione (a Ravenna), va colta. Questo non vuol dire accettare ogni progetto a scatola chiusa, ma valutarli in modo critico e proporre modifiche e miglioramenti che vadano nella direzione di una maggiore compatibilità ambientale e di un sempre più evidente servizio per il territorio che li ospita”.

Per questi motivi Legambiente ha contribuito con alcune osservazioni alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, sottolineando le potenzialità che il nuovo parco eolico di Rimini offre per aumentare ulteriormente la produzione di energia da fonti rinnovabili.

“Il progetto contiene già alcune proposte di ampliamento della potenza installata, ad esempio con la realizzazione di isolotti di pannelli fotovoltaici galleggianti”, evidenzia l’associazione. “Si tratta di una tecnologia decisamente innovativa per il contesto marittimo e merita di essere presa in considerazione. Questa estensione del progetto, peraltro, si presta alla realizzazione di un consorzio o cooperativa sul territorio, così da raccogliere l’adesione di piccoli e medi imprenditori riminesi interessati a sostenere la diffusione di impianti a fonti rinnovabili. Per questo abbiamo suggerito al proponente di realizzare uno studio di fattibilità da condividere pubblicamente, in modo da consentire una discussione trasparente a tutti e favorire la partecipazione”.

Altro elemento di interesse, secondo Legambiente, è la possibilità di includere fra le prospettive del progetto la stipula di contratti di energia a lungo termine fra la società proprietaria dell’impianto, in veste di produttore, e i diversi soggetti del territorio che ne possono usufruire.

“In questo frangente storico, in cui gli effetti delle fluttuazioni del mercato sul prezzo dell’energia stanno causando innumerevoli problemi, soprattutto per i nuclei familiari in condizioni di fragilità, crediamo sia utile intervenire a vantaggio di una stabilizzazione. I contratti a lungo termine e prezzo fisso stanno diventando oggetto di interesse già oggi all’interno del mondo delle imprese e potranno essere uno strumento utile anche per cittadini e Pubbliche Amministrazioni”.

Da ultimo, il progetto potrà consentire la realizzazione di Comunità Energetiche Rinnovabili sul territorio riminese, anche grazie al sostegno economico che la Regione Emilia-Romagna ha programmato attraverso l’approvazione della legge regionale dedicata alle Comunità Energetiche.

“Si può valutare di utilizzare ciascuna struttura del parco eolico come impianto di produzione per una Cer e lo stesso si potrà fare se verranno realizzati gli isolotti di fotovoltaico flottante”, propone Legambiente. “Questo potrà consentire di massimizzare il consumo locale dell’energia prodotta dal parco eolico, alleggerendo il carico che la rete elettrica dovrà sopportare. Dal punto di vista operativo, il soggetto gestore delle Cer potrebbe essere il consorzio/cooperativa costituito dal proponente e dagli investitori del territorio”.

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