Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Litigio tra coinquilini all'origine dell'omicidio di Miramare

Il killer crollato dopo un pomeriggio serrato di interrogatori, dopo l'omicidio si sarebbe pulito del sangue della vittima per poi chiedere aiuto ai vicini

C'è un litigio tra coinquilini all'origine dell'omicidio di Leonardo Yoel Vinces Ballena, il 35enne peruviano ritrovato massacrato a coltellate nell'appartamento di via Lussemburgo a Miramare nella notte tra venerdì e sabato. Ad ammettere il delitto, dopo un pomeriggio di interrogatorio, è stato il connazionale 31enne Marcos Antonio Quispe Luyo crollato sotto le incessanti domande del pubblico ministero Luca Bertuzzi e dei carabinieri del Nucleo investigativo di Rimini. Era stato lo stesso assassino, poco dopo la mezzanotte del 29 maggio, a dare l'allarme sostenendo di aver ritrovato la vittima riversa a terra in un lago di sangue. Il giovane, apparentemente disperato, era corso a chiedere aiuto ai vicini e sul posto erano accorsi i sanitari del 118 che non avevano potuto fare nulla per la vittima se non accertarne il decesso mentre i carabinieri avevano iniziato immediatamente le indagini. L'appartamento, una stanza e un bagno, era stato accuratamente ispezionato fino a trovare l'arma del delitto e di pari passo gli inquirenti hanno analizzato le ultime ore del 35enne. Fin da subito il racconto di Marcos Antonio Quispe Luyo ha insospettito i militari dell'Arma ma, addosso al 31enne, non era stata trovata nemmeno una goccia di sangue sebbene l'assassino di Ballena avrebbe dovuto esserne intriso per le modalità dell'omicidio.

Secondo quanto ricostruito, i due peruviani erano usciti insieme venerdì sera nonostante tra i due coinquilini ci fossero stati in passato momenti di tensione. Luyo abitava nel monolocale da un paio di anni e, negli ultimi mesi, aveva ospitato il connazionale ma poi i rapporti si erano incrinati col 31enne che aveva chiesto più volte alla vittima di lasciare la stanza. Interrogato dai carabinieri, alla fine il 35enne è crollato raccontando che entrambi erano rientrati a casa dopo aver bevuto ed era iniziata l'ennesima discussione. L'assassino, però avrebbe spiegato di non ricordarsi nè di aver afferrato il coltello nè quanti fendenti ha vibrato contro l'amico. Quando si è reso conto che Ballena era a terra senza vita si sarebbe quindi pulito dagli schizzi di sangue per poi uscire e chiedere aiuto ai vicini fingendo di aver appena trovato il cadavere dell'amico.

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