Illuminazione in spiaggia, Pecci (Lega): "Basta all'inquinamento elettromagnetico, non vogliamo le antenne"

Sale la protesta contro il progetto del Consorzio spiaggia Rimini network, che prevede 160 pali divisi tra riva e cabine

Procede a passo di marcia il progetto dell'illuminazione in spiaggia, voluto dal Consorzio spiaggia Rimini network, che prevede 160 pali divisi tra riva e cabine. Il progetto, discusso fino a pochi giorni fa con Roberta Frisoni, assessore alla Programmazione e gestione al territorio e demanio, verrà presentato entro questo mese e, se andrà in porto, investirà sette chilometri di costa, da piazzale Boscovich a Miraramare. I pali verrebbero dotati di illuminazione e videocamere, ma anche di microcelle a cui si potranno appogiare gli operatori telefonici, dotate di tecnologia 5g. Un tema, questo, che scalda gli animi di molti pronti a dire no, fra cui Marzio Pecci della Lega.

"Ecco dopo un anno prende corpo il progetto della illuminazione in spiaggia fatta a spese dei bagnini, ma in realtà supportata da una primaria compagnia di telefonia - afferma Pecci - Il costo che la compagnia di telefonia sopportetebbe sarebbe compensato con il rilascio dell'autorizzazione ad installare su ogni palo della luce delle microcelle che, non è azzardato dire, provocheranno sul territorio riminese ulteriore inquinamento elettromagnetico. Il sindaco di Rimini parla spesso di volere una città pulita, senza polveri sottili e senza inquinamenti, ma in realtà non gli interessa nulla della salute dei cittadini se porta in delibera l'approvazione dell'installazione in spiaggia di decine di antenne (una ogni cento metri)".

Pecci prosegue evidenziando che "Per la Lega il rispetto dell'ambiente significa riduzione progressiva dell'inquinamento elettromagnetico, bonifica dei siti inquinati, ultimazione rapida del sistema fognario, sostituzione dei mezzi pubblici inquinanti, sostituzione del parco auto del comune e città ciclabile e non il sostegno ad ulteriori inquinamenti. I cittadini, dunque, devono sapere che la spiaggia può essere illuminata con semplici fari dal costo contenuto ed a spese degli operatori di spiaggia concessionari dell'arenile. La soluzione all'esame degli uffici comunali nasconde, in realtà, una speculazione economica perché con la motivazione dell'interesse pubblico si giustifica una autorizzazione che non potrebbe mai essere rilasciata con il normale iter amministrativo. La nostra spiaggia è frequentata dalle famiglie e la salute dei nostri ospiti, soprattutto quella dei piccoli ospiti, va salvaguardata perché ormai è di conoscenza comune che le onde elettromagnetiche hanno effetti nocivi sulle cellule dell'uomo. Svendere il nostro arenile per far risparmiare qualche centinaio di euro agli stabilimenti balneari pregiudicando la salute dei cittadini è pura miopia politica, indegna di una città come Rimini. I cittadini siano forti nel dire: basta inquinamento elettromagnetico. I Comitati facciano sentire la loro voce. 

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