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Venerdì, 24 Maggio 2024
Cronaca

Macfrut alle battute finali, una giornata dedicata al mango e ai rapporti con la Namibia

Focus sul mango della Repubblica Dominicana, le nuove frontiere dei portinnesti, la filiera dell’innovazione varietale in frutticoltura, le opportunità di business con la Namibia

Focus sul mango della Repubblica Dominicana, le nuove frontiere dei portinnesti, la filiera dell’innovazione varietale in frutticoltura, le opportunità di business con la Namibia, patti di filiera nel settore erboristico. Sono tanti gli eventi anche nell’ultima giornata di Macfrut (10 maggio), ancora una volta crocevia sul futuro mondiale dell’ortofrutta.

Mango Day

La produzione del mango dominicano è in continua crescita: potenzialmente rappresenta il frutto simbolo della produzione agricola del Paese centramericano e i produttori puntano su questa coltura che presenta un grande valore aggiunto per le sue elevate qualità e proprietà. Per questo, negli ultimi venti anni molte colture tradizionali sono state riconvertite a mango: dagli allevamenti, alle banane, il mango è il primo prodotto dominicano esportato. Se ne è parlato a Macfrut in occasione dell’evento ‘Mango Day’ promosso dalla Repubblica Dominicana.

“Il nostro Paese sta espandendo la produzione di mango - ha spiegato Salomon Rodriguez, presidente dell’Asociación Banileja de Productores de Mango, l’associazione nazionale che associa tutte le imprese agricole dedicate a questo frutto esotico -. Attualmente siamo arrivati ad avere 30mila ettari (pari a circa 70mila tonnellate di prodotto) che si trovano in diversi step produttivi. Circa il 70% è già in produzione, il 30% è stato seminato. Se guardiamo al potenziale produttivo del Paese possiamo arrivare a più del doppio di quello che già abbiamo, ma prima di espandere in produzione dobbiamo migliorare le tecniche agricole e, in ogni caso, la semina di nuovi areali destinati all’export sarà legata alla domanda internazionale”.

Attualmente viene esportato solo il 30% dei volumi per un giro d’affari internazionale di 50milioni di dollari. Il resto rimane nel Paese per il consumo interno o per la trasformazione industriale.

“Il processo di rinnovamento in atto - precisa Rodriguez - non riguarda solo l’upgrade tecnologico che puntiamo a realizzare anche grazie alla partecipazione a Macfrut che crea un ponte di interscambio di prodotti e know how tra i rispettivi paesi. Stiamo lavorando anche sul ricambio generazionale delle piante. Si stanno reimpiantando le piantagioni vecchie e contiamo di riuscire ad esportare la quasi totalità della produzione nel giro di due o tre anni. Spingiamo molto sulla varietà locale di mango giallo che si chiama Mingolo che ha conquistato gli Stati Uniti che acquistano il 90% dei volumi esportati. È molto dolce e saporito e si colloca su un segmento di mercato premium”.

Il mango è diventato una coltura così importante che dal 2005 è nata una fiera esclusiva per questo prodotto che si chiama Expo Mango che quest’anno si terrà dal 31 maggio al 2 giugno.

Le nuove frontiere dei portinnesti

Ritorno al passato nel mondo dei portinnesti per le colture frutticole italiane più comuni quali mele, pere e drupacee. La direzione presa dalla ricerca punta a recuperare il “vecchio” vigore di queste piante per renderle resistenti alle nuove fitopatologie. È quanto emerso nel corso del Simposio Internazionale Portinnesti tenutosi a Macfrut in due giornate di lavoro che hanno coinvolto i principali ricercatori di tutto il mondo.

Oltre ai risultati della ricerca, è emerso anche che la frutticoltura italiana e, in genere europea, si stia spostando a est, in particolare Azerbaigian, Uzbekistan o Moldavia, dove, per il cambio climatico, si stanno creando le condizioni ottimali, almeno in questa fase iniziale, per melicoltura e cerasicoltura.

“Questi Paesi hanno la fortuna, innanzitutto, di avere un terreno fertilissimo - spiega Stefano Lugli, coordinatore del salone e convener di IRS insieme a Stefano La Malfa - perché non hanno mai fatto frutticoltura. In Italia per contro la facciamo, anche in maniera sempre più intensiva da 300 anni. Si tratta, inoltre, di zone dove, in primavera e in estate, non piove mai, un fattore utile per la frutticoltura che non ha bisogno di piogge ma di irrigazione. È utile, soprattutto per la melicoltura, anche il lungo periodo invernale di neve”.

Si ritorna ai portinnesti del passato sia per le ciliegie che per le pere. Nel primo caso gli sviluppi sono stati portati avanti dal ricercatore russo, Viktor Eremin, direttore della Stazione Sperimentale di miglioramento genetico Krymsk (che non era presente all’evento) il quale ha individuato delle varietà di portinnesto di ‘Prunus’ che hanno dimostrato di rendere resistente non solo le ciliegie ma anche le drupacee. “Adesso - specifica Lugli - si sta lavorando per nanizzarli e renderli resistenti al cambio climatico e quindi, ad esempio, alla mancanza di acqua o all’eccesso di freddo”.

Ritorno ai portinnesti del passato con ‘sviluppi innovativi’, anche per le pere. I ricercatori dell’Università di Cornell nello Stato di New York, hanno lavorato su vecchi portinnesti di pero che, nella coltura intensiva italiana erano stati sostituiti da quelli del cotone, ottenendo risultati importanti in termini di vigoria delle piante.

“Nella produzione intensiva di pero - conclude Lugli -, il cotone permetteva di ridurre i sesti per via del ridotto apparato radicale e di intensificare il numero di piante per ettaro, fino a 5mila-10mila riuscendo ad andare in produzione nel giro di due anni, ma con una vita media della pianta di dieci. Questo non era possibile col portinnesto del pero comune per il suo grande apparato radicale e per il fatto che rallentava l’entrata in produzione della pianta di tre volte tanto pur rimando attiva anche per trent’anni. Alcuni portinnesti sono già sul mercato italiano da un paio di anni”.

La filiera dell’innovazione varietale in frutticoltura

Dopo il brusco rallentamento legislativo subito dal regolamento UE sulle TEA, che contiene, fra gli altri, un emendamento legato alla tutela delle varietà che - se approvato - vieterebbe ogni forma di brevettazione varietale, l’Unione sta lavorando ad una proposta di regolamento che ammodernerà le direttive per il marketing di ogni tipo di materiale di riproduzione (semi, alberi da frutto, ecc.) per allinearle ai dettami del Green Deal.

Intanto, i programmi di miglioramento genetico stanno andando avanti in Europa, come emerso nel corso dell’evento ‘La Filiera dell’innovazione varietale in frutticoltura’ tenutosi nell’ultima giornata di Macfrut.

Il Centro Sperimentale Laimburg di Bolzano, ha avviato un piano di miglioramento genetico sul melo che, a livello globale, ha raggiunto un livello di intensità della ricerca senza precedenti. “Dal 1995 ad oggi - ha detto Walter Guerra, ricercatore del Centro bolzanino - l’Europa ha concesso, sul melo, 293 privative (di cui 34 italiane, pari al 12%); sono in corso 110 domande (di cui 21 italiane, 19%) e sono terminati i diritti di privativa su 129 varietà (di cui 9 italiane, 7%)”.

In tutt’Europa le superfici europee con varietà esclusive (club) di mele sono oltre 230. La Germania è al primo posto con 65 varietà esclusive distribuite nelle varie zone produttive di cui ‘resistenti’ una ventina. Segue l’Italia con 25 varietà esclusive in Alto Adige, 22 in Emilia-Romagna e 15 in Piemonte di cui resistenti, rispettivamente, 5, 7 e 7.

La Svizzera è la regione che sta spingendo di più sulla ricerca di varietà resistenti. Su 18 cultivar esclusive, ben 15 hanno questa caratteristica.

“La tutela di un brand è importante - ha detto Jurgen Braun, Kiku variety management -. Sul Club Kiku, dove è stata attivata una tutela light che lascia la libertà sui semi, pur avendo attuato una politica di marketing molto aggressiva per il posizionamento di mercato, abbiamo subìto la cannibalizzazione dei semi da parte dei produttori che sono diventati i principali competitor sul mercato. Così non è successo con la varietà Crimson Snow dove abbiamo optato per una tutela completa (tight). Per questa varietà stiamo puntando ad espandere la produzione da 40mila a 50mila tonnellate perché sono in fase avanzata i test commerciali in Nord America, Sud America e Africa”.

Tra l’attività di miglioramento varietale, la New Plant, società consortile partecipata da tre grandi Op che sono Orogel Fresco, Apofruit e Apo Conerpo, ha rilasciato una varietà di kiwi chinensis denominata 459 011 (brand ‘Dulcis’) che, pur essendo verde, ha il gusto tipico di quelli a polpa gialla. È stata registrata in Europa e si sta passando anche a tutelarla nell’emisfero sud. La fase successiva sarà quella di completare l’entrata in produzione dei 250 ettari, mentre sono in corso i consumer test in Italia e Europa.

Namibia, opportunità di business

La Namibia ha presentato le opportunità di investimento per il settore frutta e verdura ad alto valore nello stato africano. La Namibia è un Paese con un elevatissimo potenziale che, con la sua economia in crescita e le sue risorse naturali abbondanti, offre un ambiente favorevole agli investimenti in diversi settori.

Tina Andima, referente per gli investimenti e la promozione dell’export, ha presentato il programma NIPDB – Namibia Investment Promotion and Development Board, che svolge un ruolo chiave nel facilitare gli investimenti nel paese, fornendo informazioni, assistenza e agevolazioni per gli investitori nazionali e stranieri interessati a sfruttare le opportunità presenti nel settore agricolo e in altri settori chiave dell'economia namibiana. Per sostenere lo sviluppo di questi settori, un’istituzione come il Namibian Agronomic Board (NAB) si è rivelata fondamentale.

“Il Nab – ha detto Fidelis Mwazi, Chief Executive Officer dell’agenzia – si impegna a fornire regolamentazioni e supporto tecnico per promuovere la produttività e la sostenibilità dell'agricoltura in Namibia. Il nostro obiettivo è quello di creare un ambiente favorevole per gli investimenti nel settore”. Inoltre, Richwell Lukonga, Chief Executive Officer di Namibia Industrial Development Agency (NIDA), ha illustrato il programma per lo sviluppo industriale in Namibia del Nida il cui obiettivo principale è offrire incentivi e assistenza agli investitori interessati a sviluppare progetti nel settore industriale, inclusi quelli legati alla trasformazione e alla commercializzazione dei prodotti agricoli. Negli ultimi anni, alcuni prodotti hanno registrato un significativo aumento della produzione e della domanda, tra cui: l'uva da tavola, i datteri, i mirtilli e le patate grazie anche al progetto “Orange River Irrigation” a cura del Dr. Jeremy Muadinohamba, fondatore di Muadifam Enterprises.

Nuovi patti di filiera nel settore erboristico

Nel Salone Spices&Herbs Global Expo si è svolta la tavola rotonda sul tema “Produttori e acquirenti: i nuovi patti di filiera”. Al centro del focus il mercato della materia prima erboristica negli accordi diretti tra il produttore (coltivatore-raccoglitori) e l’acquirente (grossista-industria). Le varie tipologie di questi contratti devono rispondere oltre che agli aspetti economici anche a esigenze di programmazione, tracciabilità, qualità e sostenibilità. Nel settore industriale invece la filiera si accorcia: le imprese estrattive sviluppano propri progetti di coltivazione per integrare internamente la filiera, mentre le industrie di formulazione e realizzazione di prodotti cosmetici e integratori si impegnano in contratti di fornitura con produttori agricoli per assicurarsi disponibilità e qualità di ingredienti essenziali. Nel caso di relazioni tra partner di Paesi diversi entrano in gioco anche le convenzioni internazionali sulla conservazione della biodiversità e sull’accesso e alla condivisione dei benefit legati alle risorse genetiche e alle conoscenze tradizionali.

La tavola rotonda, coordinata dal direttore di Erboristeria Domani Demetrio Benelli, ha visto gli interventi di Raffaella Gatti, Manager di EPO, che ha parlato di identità e di rispetto ambientale, spiegando che c’è un’evoluzione del rapporto da parte di chi commercia e chi produce. Mattero Di Rocco, In-Planta, ha parlato di un cambiamento di rapporti e si è posto il problema dell’internazionalizzazione e del made in Italy. A seguire Enrico Dall’Olio, Presidente Cooperativa Agribioenergia, che si è soffermato sulla filiera, la circolarità e le tecnologie facendo intendere che è importante produrre in un’ottica di collaborazione. Domenico Cerbino, di Alsia, ha detto che il settore è in crescita, mentre Andrea  Bernasconi, Ceo di Flanat, ha parlato di innovazione, integrazione e circolarità. Infine Rita Pecorari e Alice Caroscioli di Linneus hanno posto l’accento su come risolvere i problemi dentro una norma complessa e articolata.

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