"Maghi" dell'evasione: l'albergatrice affitta in nero alle lucciole, ristoratore che froda gli studi di settore

Segnalazioni qualificate all’agenzia delle entrate: i casi più eclatanti delle 3239 segnalazioni fatte dal Comune di Rimini

Così come è emerso solo la scorsa settimana sul rapporto della direzione regionale, sono numerose le segnalazioni qualificate con cui il Comune di Rimini mantiene ben saldo il rapporto l’Agenzia delle Entrate, che, primo comune in regione come è emerso dal rapporto pubblicato sul Sole 24 ore, dall’inizio dell’attività ha consentito maggiori entrate per le casse comunali di oltre due milioni di euro. Una cifra destinata a salire, considerato che tra le 3.239 segnalazioni effettuate dagli uffici comunali all’Agenzie delle entrate, sono ancora un migliaio quelle il cui iter non si è ancora concluso ma che sicuramente avranno effetti sia in termini monetari sul bilancio comunale ma soprattutto nella riaffermazione per garantire quell’equità che rappresenta un pilastro delle nostre politiche fiscali e che priva la comunità di risorse che andrebbero investite per il bene comune.

I casi d’evasione che gli uffici hanno segnalato spaziano in tutti gli ambiti previsti, da quelle del “commercio e professioni” a quello dell’ “urbanistica e territorio”, dalle  “proprietà edilizie e patrimonio immobiliare” a quello delle “residenze fittizie all’estero” per finire con quello della “disponibilità di beni indicativi di capacità contributiva”. Non si tratta di piccole cifre, anzi. Tra i casi segnalati diversi quelli individuati e segnalati per importi elevati. E’ il caso della signora di nazionalità estera che risultava sì nullatenente ma che aveva acquistato un immobile di civile abitazione del valore di 200 mila euro ed un auto di cilindrata medio/alta. Una verifica che ha portato ad un incasso per ben 45 mila euro, così come di oltre 21 mila euro è stato l’incasso ottenuto dall’albergatrice che affittava in nero a prostitute. Vi è poi il caso di un imprenditore riminese che ha ampliato di più di 200 mq la superficie destinata alla ristorazione senza mai aggiungerla a quella dichiarata negli studi di settore, che permesso un incasso di oltre 20 mila euro, o, per rimanere nell’ambito, quello di una società di architettura con sede all’estero ma che regolarmente opera sul territorio nazionale senza dichiarare nulla, che ha permesso un incasso di oltre 13 mila euro.

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