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Le mani della malavita sulla Riviera: sequestrato l'albergo dei mafiosi

Messa sotto sigilli dai carabinieri di Rimini la struttura alberghiera in quanto bene strumentale della società gestita da malviventi implicati nell'operazione Mirror. Il provvedimento è stato disposto dal GIP del Tribunale di Bologna su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia

Nella mattinata di lunedì i carabinieri di Rimini hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo, ai fini della confisca, dell’impresa individuale chiamata “Hotel Mutacita” in via Lugano a Miramare. La società era risultata intestata a un casertano 51enne che, di fatto era il prestanome di un napoletano 39enne e un 35enne originario della provincia di Matera entrambi già detenuti in quanto implicati dell'operazione Mirror che aveva permesso di scoprire legami della malavita organizzata con le attività economiche e turistiche riminesi e accusati di intestazione fittizia di beni con l'aggravante di associazione a delinquere di stampo mafioso. Il provvedimento, eseguito lunedì mattina, è stato disposto dal GIP del Tribunale di Bologna su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna.

La società che gestisce l’Hotel Mutacita venne acquisita lo scorso 18 aprile, pochi giorni prima dell’esecuzione dell’Operazione Mirror, dal 39enne e dal 35enne intestandola al prestanome da loro scelto, e per la quale l’accordo era di essere in quota tutti al 33%, ma consapevoli che se il 51enne avesse cercato di ingannarli, l’avrebbero malmenato come era già successo in passato agli imprenditori che non volevano sottostare alle estorsioni dei due malviventi. Nel corso dell’indagine e delle attività tecniche, emergeva che i veri proprietari dell'attività erano convinti di poter realizzare dalla gestione dell'albergo un utile lordo di 250.000 euro, che si sostanziava, sempre a loro parere, in un netto di 120.000 euro cui dovevano poi decurtare i costi per le maestranze necessarie alla conduzione dell’attività. L’acquisizione del Mutacita assume una certa rilevanza anche in considerazione che i due erano attivamente impegnati nella ricerca di  attività commerciali di vario genere, già avviate e possibilmente in crisi, per subentrare nella gestione. In tale contesto si inserisce l’acquisizione della società per la gestione dell’Hotel di Miramare dove il  vecchio gestore, indebitato per circa 20.000 euro con il 39enne e un 35enne ha ceduto la conduzione ai due, i quali intestano il tutto al prestanome appositamente arruolato e definito da loro “il pizzaiolo”.  La proprietà dell’immobile, tuttavia, era completamente all'oscuro di quello che avveniva nella gestione dell'albergo in quanto si relazionava solo con la "testa di legno", persona assolutamente pulita,  con il quale aveva stipulato il contratto di affitto per la stagione estiva 2013.  

"L'inchiesta Mirror - ha sottolineato Luigi Grasso, comandate provinciale dei carabinieri - ha dimostrato come la criminalità organizzata fosse interessata al territorio riminese e alle sue attività economiche e turistiche. Il sequestro preventivo, eseguito lunedì, è il frutto dell'attenzione da parte dei carabinieri sulle infiltrazioni mafiose in Riviera e, a questo proposito, è stato istituito un team specializzato in indagini patrimoniali. Tuttavia, c'è il rischio concreto che questo non si tratti di un caso isolato per questo, d'intesa con la Prefettura, stiamo portando avanti un importante lavoro in questo senso. L'importante, comunque, è far comprendere al tessuto sociale sano riminese che può contare sulle forze dell'ordine".

Riempie di soddisfazioneha commentato il sindaco Andrea Gnassi - la notizia del sequestro preventivo dell’Hotel Mutacita di Miramare concluso questa mattina dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Rimini su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna. E’ il segno della capacità delle nostre Forze dell’ordine, dell’Arma dei Carabinieri di saper leggere e di saper intervenire su un territorio complesso come il nostro, che le difficoltà economiche dell’impresa dettate dalla crisi possono rendere maggiormente esposto a possibili infiltrazioni di natura malavitosaMa è anche il segno di una guardia alta, di un’attenzione meticolosa delle istituzioni contro questi processi degenerativi che già furono oggetto dell’incontro del Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica della primavera scorsa col Vice Capo della Polizia Prefetto Francesco Cirillo. Un momento alto d’analisi e di confronto che fu capace di prefigurare una serie d’azioni a contrasto come quella messa a segno quest’oggi dai Carabinieri. Non dev’essere un tabù dire che esiste, e tenta sempre maggiori penetrazioni, la mafia e la criminalità organizzata. Proprio perché siamo un territorio sano, che vuole difendere la propria economia sana, chiamare con nome e cognome i problemi che anche da noi esistono è il primo passo per poi attivare tutte le operazioni di contrasto. Un risultato come quello di quest’oggi rafforza la consapevolezza di quanto sia fondamentale il rapporto stretto tra istituzioni, imprenditoria e cittadini. E’ per questo che mi sento di rinnovare l’appello affinché vi sia la massima attenzione su tutti i fenomeni potenzialmente degenerativi; tutti si sentano chiamati in causa, dalle banche agli ordini professionali, ai cittadini che invitiamo a segnalare e dare informazioni qualora ravvisino elementi sospetti sul territorio. Al comandante Luigi Grasso, all’Arma dei carabinieri tutta, a nome mio e della città, l’encomio per la capacità e professionalità ancora una volta dimostrata con questa nuova operazione.”

“Ringraziare formalmente l’Arma dei Carabinieri per la ficcante e approfondita operazione che ha portato al sequestro di un albergo di Rimini gestito in buona sostanza dalla camorra diventa l’occasione per mettere in fila qualche ragionamento più generale sul problema delle infiltrazioni malavitose in Riviera - afferma il presidente della Provincia, Stefano Vitali -. Come aveva segnalato esattamente un anno fa il Prefetto di Rimini in un documento  fatto pervenire al Ministro dell’Interno, la penetrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico e commerciale dell’Emilia Romagna, e dunque anche dell’area riminese, è molto di più di un argomento ‘filosofico’. Sono ormai decine le inchieste giudiziarie che danno conto e corpo a un ‘progetto’ malavitoso molto vasto e pericoloso per il nostro territorio, con una crisi economica che sta mettendo in ginocchio una moltitudine di piccole e medie imprese a fare da ‘mosca cocchiera’ per gli interessi illeciti. Va sottolineato come gli ultimi anni abbiano portato una coscienza culturale del problema, dopo che per molto tempo la reazione collettiva era stata quella della rimozione e della minimizzazione, per ragioni anche superficiali".

Continua Vitali: "Proprio il susseguirsi di iniziative, dibattiti, incontri nelle scuole, dichiarazioni da parte di istituzioni, associazioni di categoria e ordini professionali costituisce- accanto alle indagini delle autorità inquirenti vere e proprie- il dato di deterrenza civica su cui fare leva per organizzare una ‘resistenza’ efficace all’aggressione. Non v’è dubbio che a Rimini si sia rotto il muro del silenzio e che il contrasto alle infiltrazioni malavitose sia diventata materia di discussione per l’opinione pubblica locale, nonché tema da affrontare operativamente. Proprio per questo, credo non vada dato molto peso a chi, ancora oggi e negando l’evidenza, si ostina ad affermare che questo problema a Rimini non esista, sia un calembour politico-giornalistico o comunque una cosa di scarso peso; sembra quasi la storiella del tizio che guida contromano in autostrada, pensando che siano tutti gli altri a viaggiare nella direzione sbagliata. Le inchieste vanno avanti, le iniziative organizzate da un volontariato giovane, attivo e impegnato anche. Di questo, come Provincia di Rimini, siamo grati. E per questo ringrazio ancora una volta i Carabinieri di Rimini per la brillante operazione condotta per nome e per conto di una comunità intera”.

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