Mamma Ebe ancora attiva: nella sua villa la "santona" riceveva adepti e malati

Si torna a parlare di Mamma Ebe, al secolo Ebe Giorgini, 83 anni ed ancora in grado di raccogliere intorno a sé e alla sue illecite pratiche pseudo-mediche un nutrito gruppo di persone

Si torna a parlare di Mamma Ebe, al secolo Ebe Giorgini, 83 anni ed ancora in grado di raccogliere intorno a sé e alla sue illecite pratiche pseudo-mediche un nutrito gruppo di persone che la venerano come una santona e che a lei si rivolgono per i problemi di salute più svariati. La nuova denuncia per esercizio abusivo della professione medica e per maltrattamenti è giunta dopo un'attività di indagine della Squadra Mobile di Forlì, partita da una donna, 37 anni, impiegata forlivese, che, sotto il condizionamento del marito, si era rivolta a Mamma Ebe ottenendo però solo applicazione di medicinali non attinenti ai suoi problemi e che le hanno provocato inutile dolore e hanno messo a repentaglio la sua salute.

Quello che però è emerso dagli appostamenti e poi dalla perquisizione dei detective della Questura di Forlì è che la sua villa di Sant'Ermete di Santarcangelo (Rimini) resta ancora meta tanto di pazienti che credono in lei e nelle sue supposte doti taumaturgiche, sia di accolite, tutte donne di svariate età, disponibili a prendersi cura di Mamma Ebe, ognuna svolgendo attività domestiche, anche pernottando all'interno della villa. A detta degli inquirenti uno spaccato molto simile a quello riscontrato una decina di anni fa, quando venne bloccato dalle forze dell'ordine nel territorio cesenate. Il tutto nella casa in cui l'anziana sta scontando gli arresti domiciliari per una sentenza di Cassazione di sei anni di reclusione, per fatti risalenti ai primi anni Duemila. “Non c'erano i letti di degenza come una decina di anni fa, ma non mancava una stanza di medicheria con farmaci vari”, spiega il dirigente della Mobile Mario Paternoster. E come al solito immagini e riferimenti sacri diffusi per tutta la villa.

MALTRATTAMENTI AD UNA DONNA – Il tutto ha origine quando la forlivese, con problemi di fertilità, dopo aver sperimentato una serie di pratiche mediche, viene instradata dal marito, riminese di 35 anni, descritto come benestante, di buona cultura e molto religioso, verso Mamma Ebe. L'uomo si diceva convinto delle doti dell'anziana, sostenendo che era una perseguitata dalla giustizia e che la sua “santità” sarebbe stata riscoperta con anni di distanza. La donna, anche per mantenere saldo il rapporto -  dal momento che l'uomo avrebbe anche paventato la separazione e che si era fermamente opposto alla fecondazione assistita o all'adozione – ha accettato di sottoporsi a cinque trattamenti all'addome, con la somministrazione di una pomata, che poi è stata verificata come dagli inquirenti per niente attinente con i problemi della donna, essendo un unguento molto potente e di libera vendita per reumatismi. Una pomata che avrebbe “sfiammato le tube” a detta della santona che le poneva le mani sul ventre con fare salvifico, ma che invece con sovra-dosaggi avrebbe perfino potuto causare danni neurologici.

Questa pomata avrebbe causato forti dolori e irritazione cutanea alla donna, tanto che in autogrill, usciti dalla villa della santona, la vittima si sarebbe pure lavata via il medicinale, riportando però delle lesioni, poi guarite, certificate da un dermatologo. I fatti avvengono circa due anni fa, poi lo scorso anno avviene la fine del matrimonio e solo alla fine del 2016 la donna trova il coraggio di andare a segnalare alla Polizia la vessazione subita. Che sarebbe stata anche di natura psicologica, dal momento che sarebbe stata colpevolizzata per la sua incapacità di resistere al dolore, considerato parte integrante della cura, e spaventata dall'avvertimento che il ricorso alle pratiche di fecondazione avrebbero determinato malformazioni ai futuri figli. Da parte del marito, anch'egli denunciato, ci sarebbero stati in occasione anche violenze fisiche come ceffoni e spintoni, senza contare la minaccia di farle perdere il suo attuale impiego.

LA PERQUISIZIONE – Dopo le indagini, su disposizione del pm Lucia Spirito, la Polizia è piombata nella villa di Sant'Ermete e ha riscontrato un quadro evidente dell'attività ancora in essere di “guaritrice” da parte dell'83enne, a dispetto delle numerose accuse mosse anni addietro e per le quali la stessa si trova tuttora agli arresti domiciliari. Domiciliari che, tuttavia, non le impedivano di rimanere il riferimento di un gruppo di adepti (sono state trovate 8 donne nella sua abitazione, alcune provenienti anche dalla Toscana, alcuni anche visi già noti nella prima indagine), né di ricevere pazienti e di somministrare loro delle supposte cure. Per quest'attività chiedeva elargizioni spontanee che, nel caso della donna con problemi di feritilità, sono state comunque di diverse centinaia di euro. 

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