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Mancanza di lavoro e crisi economica, monta la protesta dei riminesi

Fiaccolata dei sindacati, mercoledì sera, per le vie del centro storico. In piazza, tra gli altri, i dipendenti di Valleverde, Scm e aeroporto "Fellini" per chiedere una maggiore attenzione sulla situazione lavorativa

Fiaccolata di protesta, mercoledì sera, tra le vie del centro storico di Rimini alla quale hanno partecipato oltre 500 persone per chiedere un impegno corale e straordinario per fronteggiare la pesante crisi occupazionale, da parte di istituzioni, categorie economiche non solo sul versante della emergenza ma soprattutto su quello della costruzione di un Progetto di Sviluppo, un vero e proprio "Piano Strategico per il Lavoro". A partire dalle 18, dopo essersi ritrovati nel Borgo San Giuliano, i manifestanti hanno acceso le torce e si sono incamminati lungo corso d'Augusto, piazza Tre Martiri e via Tempio Malatestiano per poi riunirsi in piazza Ferrari per il comizio dei sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil. Tra i manifestanti spiccavano i dipendenti di aziende del territorio in forte crisi come Velleverde, Scm e aeroporto "Fellini".

"La crisi non è finita - spiegano i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil - e non passa giorno senza che registriamo un peggioramento dei dati sulla difficile realtà economica e sociale del nostro territorio. Manca il  lavoro, tante imprese chiudono, mentre crescono in modo preoccupante i bacini di disoccupazione che nella nostra provincia sono ormai in linea con il tasso di disoccupazione nazionale del 12%. In difficoltà crescente sono le famiglie di operai e impiegati, giovani ed in particolare le donne, tanti pensionati. È l'esercito delle pensioni minime date da reversibilità, da assegno sociale, quale  unico reddito, il cui valore è nel nostro territorio è inferiore ai 500 euro per circa 50.000 pensionati di cui oltre 36.000 è costituito da donne. I redditi del 2013 derivanti da lavoro e da pensione, ulteriormente ridotto dalla  mancanza di occupazione e dall'aumento delle tasse, dei tributi e del costo dei  servizi non regge più, e ha ormai raggiunto lo stesso potere d'acquisto del 2002. Migliaia di cittadini non sono più in grado di far fronte alle esigenze primarie, come la casa la salute, l'istruzione per i gli. Le famiglie e le persone sono sempre più fragili. Si riducono risparmi e consumi, creando una spirale perversa che produce cassa integrazione e altra perdita di lavoro nelle imprese che lavorano per il mercato interno e per il welfare. Centinaia di imprese, cantieri, negozi e servizi hanno chiuso o sono falliti; molti non riapriranno più lasciando un vuoto di lavoro, di saperi, di competenze e di reddito.  E' in corso una vera de-industrializzazione del nostro territorio che si accompagna al blocco dei lavori nell'edilizia, alla riduzione di imprese e cooperative per il taglio delle risorse al welfare, ad un sistema turistico che va ripensato. Il lavoro e una giusta redistribuzione del reddito devono essere la priorità per il nostro paese e nel nostro territorio".

"Bisogna proseguire la lotta ad ogni forma di evasione e di lavoro irregolare, tagliare sprechi, riformare i livelli istituzionali, introdurre i costi standard nelle prestazioni e negli acquisti della pubblica Amministrazione - proseguono i sindacati.La ripresa evocata da diverse parti si presenta alquanto problematica mentre avvertiamo un nuovo aumento della richiesta di cassa integrazione in deroga da parte di molte aziende piccole e medie. Tutto ciò incide fortemente sulla situazione territoriale che vede fortemente compromesso la propria idea di futuro. Importanti infrastrutture del nostro territorio sono oggi a rischio, vedi l’aeroporto, importanti marchi e imprese che hanno contribuito a produrre reddito ed occupazione sono in forte difficoltàLa crisi impone a tutti di operare in modo diverso dal passato e di mettere in atto con più coraggio una azione corale e congiunta per muovere ogni leva possibile sia a livello Europeo, Nazionale Regionale e Locale. Tutto ciò allontana i tempi della ripresa economica locale e rende ancora più urgente un intervento per prevenire l’incerto futuro occupazionale non solo di chi oggi è occupato, ma di quanti in particolare giovani e donne un lavoro lo stanno cercando da tempo. Cgil Cisl e Uil, pertanto rilanciano la necessità di un lavoro comune per lo sviluppo e l'occupazione che sappia cogliere le opportunità che esistono nel territorio, ragionando anche sugli strumenti disponibili per sostenere ogni azione volta a contrastare gli effetti della crisi e a creare maggiori opportunità di lavoro per coloro che abitano nel nostro territorio". 

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