'Ndrangheta, camorra e mafia: pubblicata la Mappatura Mafie in Emilia Romagna

"La lotta alla criminalità e a tutte le mafie - dichiara il presidente della Provincia di Rimini, Andrea Gnassi - la si fa anche promuovendo conoscenza e consapevolezza. La si fa quindi anche con il lavoro documentale, archivistico, divulgativo"

Pubblicatato dall'Osservatorio provinciale sulla criminalità organizzata e per la diffusione di una cultura della legalità la Mappatura Mafie in Emilia-Romagna (2010-2015). L’Osservatorio Provinciale nasce grazie al progetto Dipapec finanziato dalla UE e con il contributo della Regione Emilia-Romagna e si avvale di due importanti strumenti, quali lo Sportello Giustizia (che fornisce un servizio gratuito di consulenza, ascolto e orientamento ai percorsi di denuncia per i reati di mafia, estorsione e usura) e il Centro di Documentazione (che ha lo scopo di ampliare la conoscenza del fenomeno mafioso nel nostro territorio, mettendo a disposizione del pubblico materiali e documentazione in prestito e per consultazione). Accanto a queste attività l’Osservatorio Provinciale realizza ricerche, studi e analisi di approfondimento in tema di criminalità organizzata, come nel caso della Mappatura Mafie in Emilia-Romagna (2010-2015).

"Scopo di questo lavoro - spiega l'osservatorio provinciale - è l’analisi della penetrazione di ’ndrangheta, camorra e mafia siciliana (sono state quindi escluse le mafie allogene e la criminalità organizzata pugliese) nel nostro territorio. Una penetrazione, quella delle mafie in Emilia-Romagna, purtroppo ormai accertata (e confermata dall’indagine Aemilia, che ha evidenziato quanto radicate siano talune organizzazioni nel territorio regionale). Particolare attenzione è stata rivolta a quanto successo negli ultimi anni (dal 2010 al 2015) non tanto, e non solo, per scattare una fotografia della presenza mafiosa nel territorio regionale ma soprattutto per cogliere le linee di tendenza e analizzare l'evoluzione passata per cercare di comprendere quale potrebbe essere quella futura. Il quinquennio esaminato ha visto sempre più profilarsi l’ipotesi di una sorta di colonizzazione – nel segno di una autonomia organizzativa – per la ’ndrangheta (indagine Aemilia), mentre per la camorra e per la mafia siciliana, le analisi compiute profilano scenari diversi".

"Il soggiorno obbligato viene molto spesso utilizzato come spiegazione per la presenza mafiosa in Emilia-Romagna. In linea con la letteratura scientifica sul tema, questo fenomeno può dirsi al più una concausa tra le altre (un mercato florido dell’edilizia, nonostante la crisi del settore, il crocevia delle rotte per lo spaccio di stupefacenti, una domanda stabilmente alta di droghe, specie nei periodi estivi sulla Riviera) che hanno contribuito alla penetrazione della criminalità organizzata nel territorio - viene spiegato -. L’analisi delle tre organizzazioni è stata compiuta suddividendo per ciascuna l’Emilia-Romagna in tre macro aree (Emilia Occidentale, l’area bolognese e di Ferrara, la Romagna) in modo da fornire un criterio geografico sulla presenza mafiosa nei territori. Un criterio schematico, dato che le mafie non hanno mostrato una forte rigidità “geografica” nell’insediarsi nei vari territori, ma che in ogni caso permette di circoscrivere gli accadimenti".

"Dal punto di vista metodologico, attraverso fonti di primo e secondo livello, si è privilegiato l’analisi qualitativa, grazie alla quale si è cercato di ricostruire “storicamente” le linee di tendenza della criminalità organizzata nel territorio regionale, al di là di un difficile incasellamento in indici quantitativi, spesso lacunosi e costruiti con poco rigore - continua -. Rinviando al rapporto per considerazioni più ampie e approfondite (https://www.legalita.rn.it/le-mafie-in-emilia-romagna-2010-2015-una-mappatura/), si possono qui fare alcune sottolineature in estrema sintesi  per ogni singola organizzazione. In primo luogo, le ’ndrine calabresi dimostrano di essere le più attive nel territorio, in particolare nell’Emilia occidentale e nell’area bolognese. La presenza strutturata di Grande Aracri, una volta conclusasi – con la morte dei principali rivali – la faida interna con i Dragone, ha permesso un radicamento nel tessuto economico-sociale che non ha eguali nel resto della regione".

"Per ciò che concerne la Camorra, la presenza è molto radicata, anche se non ai livelli della criminalità calabrese, nel territorio dell’Emilia Occidentale con una netta predominanza del clan dei casalesi, in particolare le fazioni Schiavone e Zagaria - viene illustrato -. Negli ultimi anni si  assiste ad un processo di strutturazione della presenza anche nella zona romagnola e nella Repubblica di San Marino: a testimonianza di ciò, le indagini svolte dagli inquirenti che hanno portato alla luce l’interesse sulla zona, nella quale erano già fisicamente stanziati esponenti della criminalità organizzata campana (clan dei casalesi)".

"Infine per Cosa Nostra si attendono le risultanze investigative di cui ha scritto recentemente la Direzione Nazionale Antimafia: sono quattro le indagini su cui stanno lavorando magistrati e forze dell’ordine. Al di la di questo, la resilienza della mafia siciliana in Emilia-Romagna è un dato ormai acquisito, sebbene la presenza nel territorio sia scemata, probabilmente anche a causa delle azioni di contrasto che hanno interessato Cosa Nostra a livello nazionale nei due decenni precedenti. L’analisi è corredata da due mappe – descritte con le cautele del caso – che presentano le famiglie mafiose nel territorio regionale e i settori economici (legali e illegali) in cui le tre organizzazioni sono attive".

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“La lotta alla criminalità e a tutte le mafie – dichiara il presidente della Provincia di Rimini, Andrea Gnassi - la si fa anche promuovendo  conoscenza e consapevolezza. La si fa quindi anche con il lavoro documentale, archivistico, divulgativo. Ed è un lavoro indispensabile e insostituibile perché, oltre a mettere in rilievo il disegno di una ragnatela devastante fatta di collegamenti altrimenti poco visibili, incide proprio sulla cultura e sulle coscienze. Sapere è l’anticamera di reagire; guardare dentro l’abisso è il primo passo per superarlo.”

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