Marito "padrone" tiene segregata la moglie in casa e la controlla con le telecamere

Una storia agghiacciante fatta di prevaricazioni, maltrattamenti e divieti con cui l'uomo teneva soggiogata la madre dei suoi figli

Una vita d'inferno, durata oltre 8 anni, quella di una 35enne marocchina costretta a subìre le vessazioni da parte del marito "padrone" che, oltre a tenerla segregata in casa, le vietava ogni contatto con persone esterne alla famiglia. Una storia, quella scoperta dai carabinieri della Stazione di Santarcangelo, che ha dell'incredibile e che si è conclusa con l'applicazione di un'ordinanza di divieto di avvicinamento nei confronti di un 51enne nordafricano accusato di maltrattamenti in famiglia. L'inchiesta dei militari dell'Arma era partita nel 2017 quando agli inquirenti era arrivata una mail, in lingua araba, spedita dal Marocco in cui il padre della 35enne spiegava che la figlia, residente nella città clementina, era sottposta a vessazioni di ogni tipo dal marito e che chiedeva disperatamente aiuto. Sono così iniziati gli accertamenti dei carabinieri che, con tutte le cautele del caso, sono riusciti ad avvicinare la vittima.

E' quindi emersa una storia agghiacciante di prevaricazioni, maltrattamenti, divieti di contatti di qualsiasi tipo con estranei, obbligo di rimanere sempre chiusa in casa, divieto di imparare la lingua italiana e di svolgere qualsiasi attività lavorativa, il tutto fin dal 2010. Per accertarsi che la moglie non sgarrasse, il 51enne aveva anche installato un sistema di videosorveglianza nell'abitazione e, per essere sicuro che la 35enne non si allontanasse, le aveva portato via i documenti di riconoscimento e di soggiorno. La vittima, inoltre, ha raccontato ai carabinieri di non avere mai avuto denaro a disposizione per soddisfare le proprie esigenze e quelle dei due figli minori: era il marito, infatti, che faceva la spesa acquistando solo i prodotti strettamente necessari e quelli di suo gradimento.

I risultati delle indagini degli inquirenti dell’Arma sono state immediatamente rapportate alla Procura della Repubblica di Rimini che, riscontrando la gravità del fatto, ha tempestivamente richiesto al G.I.P. l’emissione del provvedimento restrittivo. L’atto, notificato nel corso della mattinata di giovedì, prevede che l’uomo non possa più avvicinarsi alla residenza e ai luoghi frequentati dalla moglie, con obbligo di rimanere a debita distanza, comunque non inferiore a 1 chilometro, con divieto altresì di comunicare con qualsiasi mezzo con la vittima ed i suoi familiari.

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