Massaggi cinesi con finale a luci rosse: sigilli a centro benessere cattolichino

E' il quinto centro della provincia finito sotto sequestro nel giro di poco tempo. A far scoprire le prestazioni particolari i vicini della struttura infastiditi per il continuo via vai a tutte le ore del giorno e della notte

E' scattato nella notte tra sabato e domenica, alle 2, il blitz dei carabinieri che ha portato alla chiusura del centro massaggi “Oceano Pacifico” di piazza Berlinguer a Cattolica dove, secondo gli inquirenti, venivano effettuati dei trattamenti del tutto particolari. Al termine dell'operazione è stato arrestato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione un 40enne cinese domiciliato a Cattolica mentre una 40enne catense, residente a Riccione, è stato denunciato a piede libero. Le indagini dei militari dell'Arma sono iniziate nel mese di novembre, poco dopo l'apertura del centro, su segnalazione dei residenti della zona infastiditi per il continuo via vai di clieti esclusivamente di sesso maschile. I carabinieri, nel corso degli appostamenti, hanno potuto verificare la fondatezza della notizia contando numerosi clienti, anche oltre 30 al giorno, visitavano il centro massaggi anche in piena notte. Al termine del massaggio "rilassante", i clienti venivano fermati dai militari dell'Arma e interrogati e, dalle loro deposizioni, è emerso che all'interno vi erano 3 donne cinesi addette ai trattamenti tutte dipendenti del connazionale 40enne che stazionava all’altezza dell’entrata e che si occupava della raccolta del denaro.

Ulteriori accertamenti hanno permesso di scoprire che i prezzi del centro erano abbastanza popolari tanto che, per soli 50 euro, si poteva usufruire di un pacchetto comprendente bagno in vasca idromassaggio, massaggio su lettino con oli profumati e, per chi desiderava l’extra, masturbazione finale. Questa notte, all’arrivo dell’ennesimo cliente, i militari attendevano alcuni attimi per poi fare irruzione nell’ ”Oceano pacifico” e cogliere i presenti durante la prestazione sessuale. La catanese, seppur non presente, risultava essere la titolare della licenza per poter aprire il centro e, consapevole della reale natura dell’esercizio commerciale, tollerava che al suo interno avvenissero prestazioni sessuali.

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