Maxi evasione per il Grand Hotel di Rimini: 7 milioni di euro sottratti al fisco

Scoperta dalla Guardia di Finanza di Cervia un'evasione di imposta di registro per 7 milioni di euro. A quattro anni dalle tribolate vicende legate al primo tentativo di cessione, il celeberrimo hotel torna nella bufera

 

Scoperta dalla Guardia di Finanza di Cervia un'evasione di imposta di registro per 7 milioni di euro. A quattro anni dalle tribolate vicende legate al primo tentativo di cessione del grande complesso alberghiero, fallito per le vicissitudini finanziarie e giudiziarie che coinvolsero il vecchio acquirente, oggi il Grand Hotel di Rimini torna ancora una volta alla ribalta delle cronache per problemi legati al suo trasferimento. In soldoni per trasferire un complesso alberghiero del valore stimato di circa 70 milioni di euro erano stati pagati 168 euro anziche' 7 milioni
 
Nonostante avessero studiato nei minimi dettagli una complessa serie di operazioni finanziarie e societarie per ottenere un risparmio dell'imposta di registro di oltre 7 milioni di euro, le due grandi società, leader nella gestione delle strutture ricettive su tutta la costa romagnola, non avevano previsto il controllo delle Fiamme Gialle della tenenza di Cervia e il conseguente recupero della somma evasa. Nel corso di altra attività d'indagine, i finanzieri sono stati insospettiti dalla numerosa serie di atti che avevano riguardato il trasferimento del Grand Hotel di Rimini. La famosa struttura, dichiarata nel 1994 monumento nazionale e immortalato anche dal grande regista Federico Fellini nel film Amarcord, è stata infatti oggetto di una complessa serie di operazioni societarie straordinarie, il cui fine ultimo è risultato essere, secondo i finanzieri, quello di sottrarre a tassazione il valore del suo trasferimento.
 
Nello specifico la tenenza di Cervia ha contestato la mancata applicazione dell'imposta di registro, in quanto le parti hanno mascherato la reale cessione d'azienda ricorrendo al classico schema che prevede prima la cessione di quote societarie e, in una seconda fase, la fusione tra la societa' acquisita e la societa' acquirente. Tali operazioni, che potrebbero apparire del tutto lecite, ma talvolta celano anche - è la tesi dei finanzieri - un rilevante intento elusivo.
 
La cessione di quote di societa' e' infatti soggetta esclusivamente all'imposta in misura fissa sui contratti di borsa, mentre la fusione di societa' e' disciplinata dalle norme del testo unico sulle imposte sui redditi che ne statuiscono la neutralita' dal punto di visto fiscale, al ricorrere di precise circostanze. Al contempo pero' esistono delle norme specifiche in materia di registro, che assurgono a carattere di specialita'.
 
In particolare il testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro, d.p.r. 131 del 1986, all'art. 20, rubricato "interpretazione degli atti", statuisce che: "l'imposta è applicata secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente". Proprio sulla base di questa norma, gia' da anni, la giurisprudenza, sia di merito che di legittimita', ha elaborato la massima per cui: "una pluralità di negozi strutturalmente e funzionalmente collegati al fine di produrre un unico effetto giuridico finale, vanno considerati, ai fini dell'imposta di registro, come un fenomeno unitario".
 
Le operazioni straordinarie attuate per permettere di fatto il trasferimento del Grand Hotel, integrano proprio questa ipotesi di collegamento negoziale. La consecutio degli atti, infatti, realizza una sola fattispecie a formazione progressiva, diretta a generare, quale unico effetto giuridico, proprio la "cessione d'azienda". A queste conclusioni i finanzieri sono arrivati dopo un confronto sugli aspetti giuridici della vicenda con l'Agenzia delle entrate - direzione provinciale di Ravenna e ufficio territoriale di Lugo.
 
In sostanza, anziche' effettuare una semplice e diretta cessione d'azienda, le due societa' coinvolte hanno proceduto prima al trasferimento delle quote sociali e poi effettuato una fusione societaria, "solo ed esclusivamente per ottenere questo ingente risparmio d'imposta", spiega la Guardia di Finanza. In sintesi per trasferire un complesso alberghiero del valore stimato di circa 70 milioni di euro sarebbero stati pagati 168 euro anziche' 7 milioni.

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