Maxi frode fiscale, arrestata famiglia di albergatori riminesi

Uno dei figli, impiegato all'Agenzia delle Entrate - Riscossione, utilizzava la sua posizione per sviare i controlli sul patrimonio famigliare

Una maxi frode fiscale che, negli anni, ha permesso a una famiglia di albergatori riminesi di distrarre un patrimonio stimato in quasi 30 milioni di euro. Il bilancio dell'operazione Calypso, eseguta dalla Guardia di Finanza di Rimini nella mattinata di martedì, ha visto finire agli arresti il capofamiglia, un 60enne di origini molisane, e uno dei figli mentre sono stati posti ai domiciliari la moglie, il secondo figlio e la figlia. Per altri 5 indagati, un italiano e 4 albanesi di cui due irreperibili, è scattato l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Secondo le indagini delle Fiamme Gialle, che hanno analizzato il periodo tra il 2011 e il 2017, il nucleo famigliare aveva messo in atto un modus operandi per gestire diversi alberghi di Rimini, tutti 3 stelle tra Marina Centro e Viserba, in maniera tale da evadere completamente gli obblighi fiscali sia locali che statali. Attraverso 17 società, tutte aperte per schermare i veri proprietari, le strutture ricettive venivano prese in affitto e gestite da dei prestanome che genervano enormi debiti nei confronti dell'erario e dei fornitori di servizi come luce, acqua e gas.

Nel corso della stagione estiva, poi, tali società venivano progressivamente spolpate dagli utili fino a quando, oramai in stato di insolvenza, veniva fatto figurare il trasferimento della sede legale all'estero, in Albania, al solo fine di evitare la dichiarazione di fallimento da parte del Tribunale. Durante gli anni, secondo le indagini della Guardia di Finanza, il gruppo famigliare aveva creato 47 società, di cui 12 evasori totali, per gestire 9 alberghi di cui 2 di prorpietà della famiglia che, per gli inquirenti, sarebbero stati acquistati grazie ai proventi illeciti dell'evasione fiscale. Le società facenti parte della galassia degli indagati evadevano, oltre alle imposte sui redditi e all’IVA, anche i tributi locali, omettendo di versare anche l’imposta di soggiorno riscossa dai clienti, in 12 casi, disattendevano del tutto gli obblighi di presentazione delle dichiarazioni dei redditi e in altri perfezionavano indebite compensazioni di crediti d’imposta risultati inesistenti. 

Il video del blitz

Il tutto, per i militari delle Fiamme Gialle, avveniva grazie alla "consulenza" di uno dei figli del capofamiglia, impiegato all'Agenzia delle Entrate - Riscossione, che grazie alla sua posizione poteva accedere alle banche danti per controllare le varie posizioni societarie e, allo stesso tempo, conosceva tutti gli espedienti possibili per evitare che durante i controlli potessero emergere le anomalie. Secondo i conti della Guardia di Finanza, il gruppo avrebbe quindi avuto maggiori ricavi per 9,1 milioni di euro, 7,4 milioni di imponibile nascosto al Fisco con un'evasione di Ires per 2 milioni e di iva di 750mila euro. Anche i dipendenti sono finiti nei guai con ritenute non operate o non versate per 800mila euro mentre sono 2,2 i milioni di euro di contributi previdenziali evasi. Sarebbero inoltre stati distratti dai vari fallimento 2,9 milioni di euro e 3 i milioni riciclati. Sul fronte della Tassa di Soggiorno, sono 150mila gli euro non versati alle casse comunali somma che, poco prima dell'arresto, sarebbe stata versata in contanti dal capofamiglia quando si era reso conto di essere finito nel mirino degli inquirenti.

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Oltre alle misure cautelari, il gip ha disposto anche il sequestro di beni immobili e mobili relativi relativamente a 32 delle società coinvolte, 6 delle quali tuttora attive nella gestione di 7 hotel. Gli alberghi, tuttora funzionanti e con clienti all'interno, non sono stati chiusi e la loro gestione sarà affidata a un amministratore giudiziario nominato dal tribunale. Durante le perqusizioni scattate all'alba di martedì, sono stati sequestrati conti correnti, contanti trovati nelle abitazioni tra cui 15mila euro in una scatola di biscotti, auto e moto di lusso per un valore stimato pari a 14 milioni di euro. Gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo, di evasione fiscale, frode all’inps, bancarotta fraudolenta e riciclaggio.

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