Cronaca

Maxi sequestro di elettrodomestici "Made in China", nei guai azienda di Rimini

Blitz della Guardia di Finanza che ha messo sotto sigilli apparecchiature per un valore di oltre 300mila euro

E' scattata nella mattinata di venerdì la maxi operazione della Guardia di Finanza di Ravenna e Rimini che ha visto sequestare oltre 2000 elettrodomestici non a norma e provenienti dalla Cina. Tutto è partito da un'approfondita indagine nel porto della città bizantina dove, i militari, avevano individuato un container
proveniente dalla Cina con al suo interno numerosi elettrodomestici per la preparazione alimentare destinati ad un’azienda della provincia di Rimini per la successiva commercializzazione in Italia. Sugli imballaggi degli elettrodomestici arrivati con il container vi era regolarmente apposta l’etichetta recante la dicitura “Made in China”, ma la stessa, ad un più approfondito esame, risultava applicata con un semplice adesivo e, dunque, di facile asportazione.

Le Fiamme Gialle hanno esteso gli accertamenti presso la sede della società riminese destinataria degli elettrodomestici cinesi, al fine di appurarne la corretta commercializzazione. Ed in effetti, dal controllo eseguito presso i magazzini aziendali, i Finanzieri di Ravenna e Rimini hanno appurato che erano stoccati oltre 2.000 prodotti pronti per la vendita, per un valore commerciale di oltre 300.000 euro, ai quali era stata staccata l’etichetta adesiva con la scritta “Made in China” e, dunque, in grado di indurre il consumatore a ritenere che fossero di origine italiana.

Per tale ragione tutti i dispositivi (impastatrici planetarie, vetrine-frigo, affettatrici, forni elettrici etc.), privati delle indicazioni sull’effettiva origine sono stati sottoposti a sequestro dalla Guardia di Finanza e all’importatore riminese è stata comminata una sanzione amministrativa che va da un minimo di 10.000 ad un massimo di 250.000 euro. Ora l’azienda italiana potrà rientrare in possesso dei prodotti sequestrati solo dopo aver pagato la sanzione ed aver ottemperato, a sue spese, all’obbligo di apporre su ciascun dispositivo la dicitura “Made in China” in modo chiaro ed inamovibile. In caso contrario i beni saranno definitivamente confiscati.
 

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