Meno burocrazia, la Provincia lavora sul dossier semplificazione

"La Provincia di Rimini presenterà nel 2013 al nuovo Governo e alla Regione una proposta dettagliata sullo sfrondamento di una serie di normative che bloccano chi vuole fare impresa e dunque crea lavoro": lo annuncia il presidente Vitali

“La Provincia di Rimini presenterà nel 2013 al nuovo Governo e alla Regione una proposta dettagliata sullo sfrondamento di una serie di normative che bloccano chi vuole fare impresa e dunque crea lavoro": lo annuncia il presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali, per niente intimorito dalle incognite che gravano per il prossimo anno sull’ente che guida. L’annuncio viene fatto per la cerimonia di consegna del premio 'Made in Rimini' 2012, anche quest'anno abbinata al tradizionale saluto di fine anno insieme al Prefetto di Rimini, Claudio Palomba.

Sburocratizzazione al posto di un’iniezione di denaro nell’economia. Vitali è realista nel riconoscere che “è  chiaro che nessuna Regione o nessuna Provincia o nessun Comune abbia più la materiale possibilità di garantire al territorio gli stessi investimenti di 5 anni fa. Prendo come esempio proprio la Provincia di Rimini: i tagli selvaggi ai trasferimenti hanno ridotto di tre volte in due anni la nostra capacità d’investimento; nel 2012 siamo stati costretti a decrementare la nostra partecipazione societaria a una decina di organismi e istituzioni che, piccolo o grande, un ruolo nella crescita del territorio lo avevano e lo hanno. La leva keynesiana della robusta iniezione di lavori pubblici è, allo stato attuale, poco più che una pia illusione. In compenso, gli stessi Enti territoriali sono stati trasformati in gabellieri per conto dello Stato: IMU e la prossima nascitura Tares in testa”.

E attacca il Governo: “Questo nel mezzo la sistematica opera culturale di delegittimazione del ruolo dell’Istituzione locale da parte di un neocentralismo arrogante che, in barba a ogni discorso di efficienza e modernità, ‘salva’ i bilanci tagliando linearmente presidi di sicurezza, posti letto d’ospedale, trasporto pubblico. Stretti in questa tenaglia cosa possono fare gli Enti che agiscono sul territorio? Comunque molto. E non nella classica direzione del supporto in risorse economiche, ormai poco più di un vicolo cieco”.

Quindi meno burocrazia. Dice Vitali: “Mi limito a un semplice caso di scuola. Mi scuso preventivamente se mi addentro in qualche tecnicismo di troppo. Allorché si debba rilasciare un’autorizzazione od un permesso che preveda un parere da parte di più enti, invece di costringere l’ignaro cittadino a peregrinare nei vari uffici, lo si invita a presentare la domanda ad un ente capofila. Il procedimento si attiva attraverso la convocazione di una conferenza dei servizi. Alla conferenza sono chiamati, di prassi, a partecipare e ad esprimersi circa 36 enti. Supponiamo che la titolarità del procedimento sia in capo alla Provincia di Rimini. In questo caso partecipano e debbono esprimersi: tutti i comuni interessati; Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente); ASL; Autorità di bacino per i fiumi e le acque; le diverse forze armate per verificare che non ci siano interferenze con reti ed infrastrutture esistenti; la Sovrintendenza alle Belle arti e al Paesaggio; il Ministero delle attività produttive, nel caso di autorizzazioni e concessioni che riguardano incentivi e contributi; e poi ancora tutti gli organismi o società che hanno infrastrutture in una determinata porzione del nostro territorio (ferrovie, compagnie telefoniche, reti gas). L’impresa che avvia un procedimento di questo tipo deve consegnare tutto il materiale all’ente capofila, anche in formato digitale e ciò per evitare la circolazione e lo spreco della carta. La pratica va protocollata e quindi almeno una copia cartacea ci vuole. Ma non basta: alcuni enti non vogliono il formato digitale, o perché non hanno i programmi adatti a leggere certi tipi di file, oppure non hanno stampanti adatte per stampare carte e mappe di grandi dimensioni. Quindi si ritorna al cartaceo. La certezza dei tempi, 90 giorni, viene puntualmente inficiata, dal fatto che la richiesta di documentazione integrativa, sospende, almeno per una volta, la decorrenza dei termini. Infine è vero che il soggetto capofila trascorsi i 90 giorni deve comunque procedere, ma chi si assumerà la responsabilità di concedere un permesso a costruire senza aver ricevuto il nulla osta della Sovrintendenza? Se il parere arrivasse fuori termine, ma fosse negativo? Si avvierebbe un conflitto tra enti, con possibilità di ricorsi e lo stesso soggetto autorizzato vedrebbe la sua opera a rischio di demolizione, magari a cinque o dieci anni di distanza dalla costruzione stessa”.

“E questa è solo una delle storie di ordinaria burocrazia che vengono accettate ogni giorno come ‘normali’. Un prezzo sopportabile alla democrazia? Semmai un irritante monumento all’inefficienza. La Provincia di Rimini presenterà nel 2013 al nuovo Governo e alla Regione una proposta dettagliata sullo sfrondamento di una serie di normative che bloccano chi vuole fare impresa e dunque crea lavoro. Non mi sento di promettere investimenti fuori dall’ordinario, perché consapevole di dire una mezza bugia. Ma il nostro ‘anno che verrà’ si caratterizzerà per un’attività tutta rivolta alla semplificazione che rende il nostro Paese più moderno. Attenzione, meno regole non significa deregulation selvaggia. Sosterremo ogni sburocratizzazione che porta rapidità nelle decisioni, trasparenza nei percorsi, aperta concorrenza, libero mercato, equa protezione sociale. Combatteremo ogni regola, da qualunque parte essa provenga, che porta a protezionismi anacronistici, cultura della rendita, inusitati privilegi per pochi, intollerabile sperequazione di ricchezza e di doveri. Indosseremo la stessa corazza per la difesa dei valori e delle eccellenze del nostro territorio. Non riporremo le armi nella battaglia contro l’intollerabile livello di evasione fiscale e lavoro nero che caratterizzano il nostro territorio, e che a ogni ora di ogni giorno di ogni anno ruba risorse preziose a una comunità che, finché non saprà almeno rigettare culturalmente questo fenomeno, rimarrà di fatto un’anatra zoppa”.

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