Mercatino Conca: dalla Casa della Pace a fianco degli ultimi in tutto il mondo

Sono una trentina di ragazzi che dal primo febbraio scorso per circa un mese hanno partecipato, presso la casa della Pace di Mercatino Conca, struttura della Papa Giovanni XXIII f

Sono una trentina di ragazzi che dal primo febbraio scorso per circa un mese hanno partecipato, presso la casa della Pace di Mercatino Conca, struttura della Papa Giovanni XXIII fortemente voluta da Don Oreste Benzi, ad un corso di preparazione al servizio civile.  Giovani tra i 21 e i 29 anni che hanno deciso di mettersi in gioco e di diventare Caschi Bianchi. Un corpo di pace istituito dalla Papa Giovanni XXIII che condivide con gli ultimi nelle aree degradate, di conflitto o di ex conflitto del mondo, le difficoltà, la vita quotidiana, l’assistenza.

Sono giovani volontari per il servizio civile internazionale che hanno fatto la scelta di dedicare una parte della loro vita agli altri.  Le motivazioni che spingono a fare questa scelta sono le più diverse. C’è Fabio che ha deciso di lasciare lo studio per cercare stimoli in più per conoscersi meglio, per prendere maggiore coscienza dei suoi limiti e per esprimersi essendo più utile agli altri e ai vari contesti sociali nei quali sarà impegnato. Fabio andrà in Brasile assieme ad altri due amici volontari, Micaele e Alberto, e sarà impegnato in una comunità terapeutica per tossicodipendenti e alcolisti.

“Ho deciso di partire come casco bianco per dare me stessa, il mio aiuto, le mie forze per gli altri”, dice Cinzia che andrà in Cile.  Ci sono ragazzi che hanno fatto la scelta radicale di lasciare il lavoro per accedere al servizio civile perché non soddisfatti di quello che facevano, altri laureati, universitari che hanno lasciato gli studi, disoccupati, lavoratori in mobilità. L’obiettivo di tutti, comunque, è comune: fare un’esperienza per essere utili a chi ha più bisogno e allo stesso tempo cogliere un’opportunità di profonda crescita personale.

Tutti i giovani che hanno deciso di fare servizio civile tramite comunità fondata da Don Benzi sono arrivati a conoscere l’iniziativa dei caschi bianchi tramite internet, attraverso il passa parola, tramite la vicinanza alla comunità Papa Giovanni XXIII o ascoltando le testimonianze di altri caschi bianchi.

“Nonostante non andremo in paesi di conflitto ci troviamo a rapportarci con persone che hanno vissuto situazioni di guerra e da queste hanno subito traumi. Il nostro essere operatori di pace sarà vuole essere un messaggio forte in un contesto di violenza che le persone che incontreremo hanno subito e subiscono”, dice un altro ragazzo di stanza in Albania dove vige una consuetudine medievale che genera faide continue tra famiglie ed un clima di vendette trasversali. Qui l’intento dei caschi bianchi è quello di portare un messaggio di pace e non violenza.

Oltre al Sudamerica, Brasile e Cile, le destinazioni sono anche Georgia, Russia, Spagna e Romania.  Le situazioni dove i caschi bianchi si troveranno ad operare saranno le più diverse legate ai progetti della Papa Giovanni  XXIII sparsi in tutto il mondo.

Una esperienza che, al di là del periodo di servizio civile, segnerà il modo di agire dei ragazzi in maniera indelebile e per tutta la loro vita. “Quando sei diventato casco bianco, lo sei per sempre”, affermano.
 

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