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Meteo, gennaio 2014 il più mite dal 1900. Due anni fa il nevone: "I danni restano"

"I numeri fanno ancora impressione, a rileggerli - esordisce il presidente della Provincia, Stefano Vitali -. nelle province di Rimini e Forlì-Cesena, vennero evacuate 400 persone"

Se gennaio 2014 risulta il più mite dal 1900 (qui l'intervista al meteorologo Pierluigi Randi), nel 2012 il riminese in queste ore stava subendo una delle ‘aggressioni meteorologiche’ più pesanti dell’ultimo secolo. Durante le estenuanti, drammatiche giornate dal 31 gennaio al 20 febbraio 2012, il territorio riminese- soprattutto sul versante collinare della Valconca e della Valmarecchia- si trovò letteralmente imprigionato sotto un muro di neve, con i suoi 2 metri ai massimi storici dagli inverni del 1929, 1956 e 1985.

"I numeri fanno ancora impressione, a rileggerli - esordisce il presidente della Provincia, Stefano Vitali -. nelle province di Rimini e Forlì-Cesena, vennero evacuate 400 persone, crollarono una sessantina di capannoni di aziende agricole, 4 mila utenze elettriche distaccate, 24 strade provinciali chiuse al traffico, decine di migliaia di animali morti, almeno una buona metà di quei territori che per 18 giorni restò di fatta isolata, 27 milioni di euro di danni subiti dalle sole aziende agricole riminesi, più o meno altrettanti dalle imprese artigianali. E poi i 466  mezzi operativi attivati, i 1000 volontari di protezione civile, i 3800 gli interventi dei Vigili del Fuoco, le 150 unità specializzate e i 44 mezzi operativi messi a disposizione dal Corpo Forestale dello Stato, particolarmente concentrati su Riminese e Cesenate. In quelle tre settimane, si ebbe una fortissima empatia tra comunità e rappresentanze amministrative e istituzionali; un impegno alla solidarietà e all’aiuto reciproco, grazie al quale riuscimmo a sopportare quello a cui davvero in quel febbraio 2012 fu difficile tenere testa".

"Restano aperte diverse questioni a 24 mesi di distanza dal ‘nevone’ - aggiunge Vitali -. La principale riguarda i risarcimenti per i danni subiti, in gran parte dal tessuto economico ubicato nell’entroterra. Se da una parte l’agricoltura ha potuto contare su un seppur limitato ristoro, attraverso stanziamenti ad hoc, che nella provincia di Rimini ha visto interessate 54 aziende agricole per complessivi 800 mila euro erogati, rimane un vulnus non ancora colmato la questione riguardante i danni subiti da soggetti privati, non facenti parte del comparto agricolo. In gran parte piccole e medie imprese artigianali. Sinora nessun canale specifico di finanziamento è stato purtroppo previsto dal Governo centrale ma, a quanto pare, qualcosa potrebbe muoversi già nelle prossime settimane grazie all’Agenzia regionale di Protezione Civile. Si sta infatti lavorando su un’iniziativa che metterebbe a disposizione del tessuto produttivo danneggiato dagli eventi di due anni fa una somma che, seppur non esaustiva dei danni, darebbe una boccata d’ossigeno alle imprese colpite".

"Il segno del ‘nevone’ del 2012 rimane profondo anche in relazione alla fragilità del territorio. Impossibile non vedere nelle frane e negli smottamenti piccoli e grandi di oggi soprattutto nei paesi in collina, gli effetti a lungo termine di quelle giornate apparentemente lontane - conclude Vitali -. Anche qui il discorso sarebbe lungo ma facilmente sintetizzabile: se l’Italia non metterà mano a un radicale piano di interventi per innalzare la sicurezza idrogeologica, gli eventi naturali calamitosi saranno sempre più devastanti e sempre più si spenderà rincorrendo l’emergenza piuttosto che la prevenzione”.

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