Cronaca

Michela dona un rene alla compagna: storia d'amore a lieto fine grazie a un chirurgo riminese

Un nuovo delicato trapianto effettuato dal medico Matteo Ravaioli al Sant'Orsola di Bologna

Una vita salvata. Una coppia che può tornare a progettare il futuro grazie a un trapianto effettuato dal chirurgo riminese Matteo Ravaioli, figlio dell'oncologo ed ex sindaco di Rimini Alberto. Diva ha un rene nuovo e glielo ha donato la sua compagna Michela. Dietro a questo gesto c'è una storia di coraggio e d'amore che non teme nessuna sfida. L'intervento è stato effettuato lo scorso 14 maggio al Sant'Orsola dal medico riminese che già lo scorso luglio è balzato agli onori della cronaca per avere portato a termine un intervento unico al mondo e pubblicato dall’American Journal of Transplantation, la prestigiosa rivista trapiantologica internazionale. Una modalità di operazione, quella effettuata nel 2020, che ha permesso di curare il tumore di un paziente ed eseguire il trapianto di fegato. Quell'uomo ora sta bene e conduce una vita normale senza limitazioni. E da adesso una vita normale la potrà condurre anche Diva.

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A una settimana dall'operazione la coppia è tornata nella loro casa. Stanno bene e sono pronte per buttarsi a capofitto nel loro sogno fatto di antiche ricette, mestoli, tradizioni culinarie tutte bolognesi stravolgendo per altro le loro professioni. Una storia con un lieto fine, quello di cui tutti hanno bisogno in questo difficile momento flagellato da tanto dolore causato anche dal covid, ma quello di questa coppia è stato un percorso che ha visto anche momenti difficili. Il più duro? - racconta Diva - Certamente quando hanno portato Michela in sala operatoria per l'asportazione del rene che sarebbe andato a me. Un'ora e mezza tra il suo e il mio intervento, che è durata un'eternità". 

La storia d'amore e la scoperta della malattia

Michela (50 anni) e Diva (44 anni) si sono conosciute attraverso amici in comune in Costa Azzurra e lì si sono frequentate un'estate di 11 anni fa per poi ritrovarsi a Bologna, la loro città, e capire che erano fatte l'una per l'altra. L'ombra della malattia a un certo punto colpisce Diva, come racconta la donna nell'intervista resa a BolognaToday. "L'allarme è scattato con un forte mal di testa e dopo una lunga serie di esami ho scoperto di avere la sindrome di Berger e che avrei dovuto sottopomi a dialisi. O in ospedale o a casa  - spiega Diva -Accompagnata dallo staff medico che mi seguiva al Sant'Orsola avevo deciso per le cure ospedaliere con l'aspettativa di dovermi sottoporre a dialisi tre volte alla settimana per cinque ore alla volta. Fin da subito questa prospettiva è stata difficile da accettare per me e silenziosamente per lei. Michela decise di fare gli esami di compatitibilità. io non volevo. Ma lei lo ha fatto lo stesso". 

"A Natale è arrivata la bella notizia con i primi risultati dei test: nonostante il nostro gruppo sanguigno non fosse lo stesso, avrei potuto donarle un mio rene - il racconto lo continua Michela, la donatrice - e una cosa così non è certo da tutti: interventi come il nostro li fanno solo nel centro trapianti di Bologna e di Padova. Al Sant'Orsola sono stati grandissimi!". 

Michela era decisa o c'erano dei dubbi? 
"Michela era più che decisa, mentre io non volevo assolutamente che lo facesse. Ma lei non ha voluto sentire storie. Non ci sono rischi per la sua salute anzi, per tutta la vita verrà presa in carico e monitorata periodicamente". 

Ci sono stati problemi per essere una coppia di fatto? 
"Assolutamente no. Siamo state per tutti al Sant'Orsola una coppia punto. Assistevamo agli esami l'una dell'altra e ci arrivavano tutte le comunicazioni. Non abbiamo mai dovuto spiegare nulla". 

Cosa direste a chi sta pensando o penserà di fare la stessa cosa e quindi di donare un organo o di sottoporsi a un trapianto? 
"Di non aver paura e farlo - la risposta di Diva - Una settimana fa ero in terapia intensiva e oggi sono qui, a casa mia, con un rene che va come una bomba!  

Pensate di sposarvi? 
"Sì! Pensiamo di fare questo passo, ma non abbiamo deciso ancora quando". 

Che lavoro facevate e quale sogno state per realizzare? 
"Michela lavorava per un'azienda come impiegata, nell'ultimo periodo pendolare. Io portavo avanti una pellicceria di famiglia. Entrambe però abbiamo cominciato a seguire la nostra passione per la cucina e abbiamo maturato l'idea di aprire una gastronomia in centro a Bologna ripescando antichi piatti della tradizione, alcuni dei quali un po' perduti: attingerò dal ricettario di mia nonna (che si chiamava Diva, come me!). 

E' però già più che un sogno...
"Abbiamo trovato un locale in via Farini e abbiamo anche il nome: il battutino, che è la salamoia bolognese. Contiamo di fare delle prove generali in estate e aprire in autunno. Questo progetto ci ha distratte dal trapianto e solo grazie al sogno del negozio siamo riuscite a pensare ad altro anche nei momenti più duri". 

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