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Mercoledì, 28 Settembre 2022
Cronaca

Dal salotto di casa al Kenya, la giovane mamma che rigenera i vestiti dei bebé ora ha creato un'azienda

La storia del progetto riminese targato Mum4Mum, l'obiettivo è quello di lanciare l'idea di una moda sostenibile e al contempo portare un pò d’ossigeno a tutte le mamme in difficoltà economica

Una giovane mamma riminese, in un momento di estrema difficoltà come il lockdown, aveva dato vita a una scomessa che ora si è trasformata in un'azienda in tutto e per tutto. Con la creazione del portale Mum4Mum, Elisabeth intendeva sensibilizzare e lanciare l'idea di una moda sostenibile e al contempo capace di fornire un valido supporto e di portare un poì d’ossigeno a tutte le mamme in difficoltà economica, nel reperimento di beni di prima necessità, come il vestiario per i propri bambini.

Così, nel salotto di casa propria, quasi per gioco, la giovane mamma-imprenditrice riminese ha mosso i primi passi offrendosi di prestare aiuto con quello che aveva a disposizione in casa. Le amiche alla nascita della sua prima bambina, le avevano regalato tanti indumenti, alcuni addirittura non aveva avuto nemmeno modo di utilizzarli. Ha creato così una sorta di mini-magazzino con tutti i regali rimasti inutilizzati. Così poco alla volta, Mum4Mum ha preso forma. Un "sistema" attraverso il quale ridare "una seconda occasione" ai tanti vestiti molte volte mai indossati (alcuni raggiungevano il magazzino ancora con l'etichetta) o semi-nuovi dei nostri bambini, "dimenticati" o stipati all'interno delle nostre soffitte. Insieme alla famiglia, ricevevano quantità di pacchi da parte di tutti coloro che avevano aderito al progetto, smistavano il tutto dividendolo per sesso, età e prodotto. Successivamente, visionavano ed elaboravano le richieste ricevute, preparavano la box con ciò che serviva alle mamme che avevano chiesto aiuto e spedivano il tutto.

Il desiderio di Elisabeth era quello di riuscire ad arrivare nelle case di tutti coloro che necessitavano di aiuto, anche per le cose che apparentemente potevano risultare più banali. E attraverso il passaparola e la richiesta di condivisione tramite i social, la sua iniziativa è cresciuta incredibilmente, al punto da essere colmi di richieste ma anche e soprattutto di donazioni. Ad oggi, Elisabeth può godere del sostegno di un team coeso e sempre più in espansione, necessario per fare fronte alla quantità di richieste d'aiuto che ricevono periodicamente; un team costituito da persone che hanno sposato la sua causa con passione e che mettono a disposizione il proprio tempo per fare qualcosa che possa essere utile per la comunità.

L’obiettivo di Mum4Mum è quello di fare risparmiare utilizzando i capi ricevuti mediante donazioni e successivamente rigenerati, permettendo così di moderare il più possibile nuovi cicli di produzione al pianeta e promuovendo dunque una moda sostenibile. E nel farlo, Elisabeth e il suo team può vantare del sostegno e del supporto da parte di numerose attività e associazioni della città. Nell'arco di un anno sono stati rigenerati 500 kg di vestiti; un esempio tangibile questo di quanto quest'iniziativa abbia riscontrato, ottenuto consenso e sostegno a livello nazionale e abbia raggiunto dunque una maggiore "visibilità" sempre più capillare e diffusa.

Questo, era quello che accadeva un anno fa. Un anno senz'altro di grande cambiamento, evoluzione e crescita per l’azienda (Elisabeth tiene a sottolineare e precisare questo, si tratta di un’azienda in tutto e per tutto poichè è previsto l'acquisto di un “servizio”).

Ma ad oggi qual è il volto di Mum4Mum, quale aspetto ha assunto rispetto a quello di un anno fa nel salotto di casa? Di fronte a questa domanda, prontamente Elisabeth fa menzione alla qualità degli indumenti ricevuti attraverso le donazioni (estese sempre più in maniera capillare in tutta Italia) considerevolmente aumentata rispetto agli esordi. Secondariamente, il target o fascia d’età di riferimento; rispetto agli inizi in cui ricevevano richieste di capi destinati a bambini più grandi, tante altre ora erano rivolte a neonati di 0-3 mesi. Dunque, diversi i neo-genitori che stavano e stanno sposando sempre di più la causa dell’usato. Tuttavia, nonostante Mum4Mum costituisca sempre più una realtà in espansione e coinvolgimento anche a livello ideologico, molti ancora faticano a comprenderne appieno il sistema, tanto da azzardare spesso l'ipotesi di un imbroglio.

A tal proposito, per una maggiore chiarezza e trasparenza, rendendo perciò più comprensibile l'attività ed il modo di operare di Mum4Mum, Elisabeth tra le "migliorie" per il futuro menziona ad un nuovo sito Internet per una user experience maggiormente fruibile ed accessibile. L’argomento del fast fashion e della sostenibilità infatti, sta prendendo sempre più piede non soltanto all'interno del nostro territorio ma in tutta Italia. Soffermandoci poi su quella che è stata l'evoluzione o meglio la "rivoluzione" di Mum4Mum, ovvero l'approdo in Kenya delle box contenenti aiuti, nel tono di voce di Elisabeth era percepubile la fierezza e al tempo stesso la commozione di quanto stava accadendo. Un progetto, nato per gioco e tramutatosi poi in quella che è divenuta un'attività in tutto e per tutto con dei collaboratori; una vera e propria "catena di montaggio" che da una realtà italiana di una città come quella di Rimini è riuscita ad entusiasmare e trascinare con sè e a sè tante altre realtà d'Italia spingendosi e approdando fino ad alcuni orfanotrofi in Kenya nella città di Mumbassa. Il tutto è stato possibile attraverso l'intervento di alcuni collaboratori-travel blogger che si sono diretti là "carichi di aiuti", consegnando personalmene questa prima donazione.

Elisabeth tiene inoltre a precisare che nelle box per l'Africa, non vi era soltanto il contributo del team di Mum4Mum ma di tutte le mamme d'Italia che hanno sposato e aderito al progetto. Mum4Mum ne è stata portavoce, ma all'interno di quelle box c’è la voce di tutte le mamme d'Italia. Visionando poi le foto ricevute dal Kenya della consegna delle donazioni, Elisabeth è stata colpita da un dettaglio in particolare. Tra gli indumenti inviati, non c’era una particolare distinzione di sesso. I collaboratori avevano tentato una suddivisione tra capi femminili e capi maschili ma per i bambini degi orfanotrofi questo non aveva alcuna importanza. Il fatto di avere ricevuto qualcosa, anche la semplice scatola di cartone era qualcosa già di per sè senza prezzo.

E altrettanto inestimabile è il valore della causa che Mum4Mum ha abbracciato, un atto d'amore e generosità che difficilmente qualche scatola di cartone può contenere ma al tempo stesso anche un atto di coraggio perchè quello di Elisabeth è stato un gesto azzardato, per molti avventato in un momento storico talmente ambiguo come la pandemia di Covid-19. "Senza rischi non si fa nulla di grande." E quello di Mum4Mum è stato un rischio senz'altro vincente.

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