Molestata sul lavoro dal superiore: “Ti piace la banana? Ma te con il tuo moroso come lo fai?"

In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne interviene la Consigliera di Parità della Provincia di Rimini Carmelina Fierro

Per il sesto anno consecutivo il Comune di Rimini insieme all'associazione Rompi il Silenzio onlus organizza “E’ per te. Rimini in cammino contro la violenza sulle donne”, la manifestazione nata per celebrare la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne che ricorre il 25 novembre. Ed è in questa occasione che è voluta intervenire la Consigliera di Parità della Provincia di Rimini, Carmelina Fierro, che ha voluto raccontare il calvario di una ragazza molestata sul luogo di lavoro dal proprio superiore con frasi del tipo: “Ti piace la banana? Ma te con il tuo moroso come lo fai?". "Questo uno dei dversi casi trattati dall’Ufficio - spiega la Consigliera. - Le situazioni sono simili: battute, sorrisi, insinuazioni parole e paroline che dietro nascondono fantasie, rappresentazioni convinzioni che avallano posizione di potere, banalizzando ciò che possiamo invece definire come i primi gradini della cultura dello stupro. Nell’ascoltare le lavoratrici da una parte e i colleghi, i manager, i datori di lavoro dall’altra mi rendo conto di come spesso nei casi di molestia e di discriminazione di genere non si abbia affatto la percezione della violenza messa in atto".

"Le donne - prosegue la Fierro - mi raccontano l’imbarazzo, lo sconcerto che poi diventano paura. il timore di perdere il lavoro, il timore di dover subire le conseguenze di un rifiuto. Eppure chi  avanza pretese sessuali, erotizza il proprio linguaggio , confonde la molestia con un’esplicita richiesta o un’avance e non considera che mentre la richiesta presuppone un rifiuto e l’accettazione di un rifiuto; la molestia  presuppone un fastidio e una violenza in caso di rifiuto. E nel mondo del lavoro, la molestia da parte di un superiore o di un collega diventa problema sul luogo di lavoro e soprattutto  paura di perdere il posto di lavoro. Ed ecco che comportamenti subdoli a fondo sessuale sfociano in minacce di licenziamento, contestazioni disciplinari, stress e disagio lavorativo L’azienda non è il luogo dove ostentare la propria volgarità, anche se gli altri maschietti ti sostengono, anche se dirigenti o datori di lavoro eludono quando non direttamente coinvolti. Si tratta di molestia sul luogo di lavoro, così si chiama e così dobbiamo chiamarla".

"Si tratta - conclude la Consigliera - di un comportamento che ha la stessa radice dello stereotipo per il quale: l’uomo scopa la donna; uomo =  soggetto; donna = oggetto. Si tratta di comportamenti indesiderati dalle donne,  a connotazione sessuale espressi in forma fisica, verbale e non verbale che non hanno solo lo scopo di portare a letto una donna, ma di violare intimidire, degradare, svilire, offendere, umiliare e spaventare. Come consigliera di Parità rilevo l’aumento dei casi per molestia nei luoghi di lavoro e nonostante la tanta demagogia sull’argomento credo si debba ancora molto promuovere nelle aziende la cultura del rispetto e aumentare la consapevolezza di tutti sugli effetti e i significati di quel ‘ti piace la banana?’ quando il consenso a chiederlo non c’è.”

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