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Cronaca

Molnupiravir, nel riminese il maggior numero di dosi del farmaco anti-covid

Biagetti, dirigente dell'Unità Malattie Infettive Rimini Ausl Romagna: "Il quantitativo non è sufficiente per tutti. Selezionati i pazienti più a rischio di sviluppare complicazioni"

A ricevere il numero maggiore dei trattamenti Molnupiravir, distribuiti in questi giorni dalla Regione all'azienda Romagnola, saranno i territori di Rimini e Ravenna, in questo momento con un'incidenza maggiore di pazienti ammalati di covid. A confermarlo è il dottor Carlo Biagetti, dirigente dell'Unità Malattie Infettive Rimini Ausl Romagna e responsabile del Programma per la gestione del rischio infettivo ed uso responsabile degli antibiotici dell'Ausl Romagna, che spiega anche come di questi trattamenti ne siano arrivati in numero maggiore in Romagna (175) in rapporto alle altre aziende sanitarie (95 a Bologna e 70 a Modena) proprio perchè in questo momento la Romagna, in rapporto agli altri territori, è più colpita dal virus.

Dottor Biagetti in cosa consiste il trattamento?
Si tratta di un trattamento di 8 compresse da somministrare per 5 giorni. Verrà somministrato ai pazienti con malattia lieve-moderata che però presentano fattori di rischio per lo sviluppo della patologia nella forma più grave.

Quali sono questi fattori di rischio?
Obesità, pazienti oncologici, insufficienza renale, patologie dell'apparato cardiovascolare, diabete, situazioni di grave immunodeficienza.  

Ma basteranno queste dosi?
Sappiamo che questi farmaci non saranno in quantitativo sufficiente per tutti. Selezioneremo i pazienti adottando il criterio che corrisponde a chi ha la maggiore possibilità di sviluppare il covid nella forma più grave.

Quali armi abbiamo al momento attuale per combattere il covid?
Abbiamo un anticorpo monoclonale, il sotrovimab, (gli altri due che abbiamo usato finora non hanno efficacia sulla variante Omicron). Del Sotrovimab, che funziona con la variante Omicron, ne abbiamo solo una ventina, ma ne arriveranno altri a breve. Poi abbiamo il Molnupiravir, di cui abbiamo parlato prima, e un antivirale da utilizzare via endovenosa, il Remdesivir che prima utilizzavamo solo nel malato grave, quello sotto terapia di ossigeno, ma ora le ultime indicazioni dicono che è possibile utilizzarlo anche nei malati più lievi.

Ma visto che anche questi di cui parla sono farmaci con effetti collaterali, secondo il suo parere è meglio prendere le medicine una volta ammalati o vaccinarsi?
Sicuramente vaccinarsi. Siamo su due livelli di grandezza completamente diversi. A parte l'efficacia, che è assolutamente migliore nei vaccini, anche il rapporto rischio-beneficio lo segue a ruota. Diciamo che è un'ulteriore arma a disposizione del paziente.

I pazienti che necessitano questo tipo di armi, in questo momento, chi sono? I non vaccinati o anche i vaccinati?
Principalmente chi non è vaccinato. Sono loro adesso che rischiano di ammalarsi in forma grave, ma anche un paziente che non ha risposto bene alla vaccinazione può sviluppare la forma grave e quindi aver bisogno di anticorpi monoclonali o antivirali. 

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