Morto annegato davanti al cantiere delle fogne, la Procura apre un'inchiesta

Fascicolo d'indagine sul decesso di un riminese 69enne, nel tratto di mare interessato si sarebbe creata una pericolosa fossa in grado di risucchiare i bagnanti

La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo d'indagine, al momento a carico di ignoti, per accertare le cause che hanno portato alla morte per annegamento di un riminese 69enne deceduto nello specchio di mare davanti al cantiere per la realizzazione degli scarichi fognari. La vittima, nella prima mattinata dello scorso 24 giugno, si trovava in acqua e avrebbe iniziato improvvisamente ad annaspare per poi sparire sotto le onde quando ancora il servizio di salvataggio non era attivo. Soccorso dal personale del 118 che aveva provato a rianimarlo per quasi un'ora, alla fine il cuore dell'uomo non aveva ripreso a battere e il medico non aveva potuto far altro che dichiararne il decesso. Un evento che, in estate, purtroppo si verifica spesso ma già in quella occasione erano stati sollevati dubbi sulla dinamica dai primi soccorritori. L'inchiesta della Procura, quindi, vuole fare luce su cosa sia realmente accaduto e l'ipotesi di reato è quella di omicidio colposo per accertare se vi siano delle correlazioni con i lavori in corso.

Già all'indomani di quella disgrazia, i marinai di salvataggio più esperti che quotidianamente pattugliano il tratto di mare tra la riva e il cantiere del Psbo che sta realizzando la condotta sottomarina per gli scarichi fognari avevano però iniziato a parlare di possibili cause ben diverse. Secondo le testimonianze, infatti, in quello specchio d'acqua di circa 100 metri di lato si nasconde qualcosa: una fossa profonda tra i 5 e i 7 metri che si è formata improvvisamente in un punto dove il mare non sarebbe più profondo di 2 metri. Quello che, in gergo, è chiamato "gradone" ed è in grado di trarre in inganno anche i nuotatori più esperti con il gioco delle correnti che fanno da risacca trascinando improvvisamente i bagnanti al largo e sottacqua.

"Il fondale è sconnesso - spiega Stefano Simoni, dell'associazione Marinai di Salvataggio di Rimini - e i miei colleghi che operano in quella zona conoscono bene quel fronte che si estende per quasi 100 metri. In determinate condizioni si sviluppano correnti molto forti, e i bagnanti non si rendono conto di cosa possono rischiare. Servirebbero più boe per segnalare il pericolo anche perchè, con quelle attualmente posizionate in mare, quando un nuotatore si avvicina al tratto pericoloso è oramai troppo tardi".

Che, in quello specchio di mare, si rischi seriamente di annegare è risaputo anche dai vigili del fuoco. Per tutto l'ultimo fine settimana, infatti, il personale del 115 con la moto d'acqua attrezzata al soccorso ha pattugliato incessantemente il tratto interessato dalla fossa. Solo nella giornata di sabato, in quel tratto, i bagnini di salvataggio hanno riportato a riva ben 11 bagnanti in difficoltà: un numero che, secondo le statistiche, risulta particolarmente anomalo. Esiste anche un'ordinanza della Capitaneria di Porto, la 1/2020 emessa a gennaio, che vieta la balneazione in quel tratto segnalato da 6 boe ma che pochissimi conoscono e rispettano anche se i segnali in questione sono posti oltre il punto dove si sarebbe formato il "gradone".

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In una nota Hera, responsabile del cantiere, precisa che "La zona nella quale sono in corso i lavori di posa delle condotte sottomarine è segnalata e delimitata da boe, nonché interdetta alla balneazione e al transito dei mezzi marittimi. Dai rilievi eseguiti non risultano anomalie del fondale al di fuori di tale area. Sono in corso le operazioni per l’eliminazione delle ultime palancole rimaste, utilizzate per circoscrivere la zona di posa delle condotte: tale intervento si completerà nel giro di pochi giorni, insieme al contestuale ripristino del fondale all’interno della zona di lavorazione".

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