Nel mistero del crocifisso di Michelangelo spuntano 2 antichi Corano

Nella cassetta di sicurezza della banca sammarinese dove era custodita l'opera d'arte, presenti anche i monoscritti risalenti al XVI e XVII secolo

Un mistero nel mistero quello che avvolge un crocifisso ligneo del '500, attribuito in origine a Michelangelo, e che si trova sotto sequestro in una cassetta di sicurezza nel caveau di una banca di San Marino. Per quella vicenda, al momento, sono due le persona indagate per traffico internazionale di beni storici e, adesso, spuntano anche due prezziosissimi Corani ottomani databili tra il XVI e il XVII secolo. Tutto inizia nel 2012 quando la magistratura scopre che un faccendiere italiano, massone dichiarato e in odore di P2, aveva nascosto l'opera d'arte a San Marino dopo averla ricevuta dal defunto Conte Giacomo Maria Ugolini, ambasciatore di San Marino in Egitto che arriva ad avere quest’opera preziosissima e controversa. Il conte la ricevette, nel 1979, dal Patriarca Greco-Melchita-Cattolico di Beirut che gliela affida per farla restaurare in Italia. Ed infatti carte e lettere annotano che il Crocefisso viene consegnato a all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze il 5 novembre del 1979 e restituito ad Ugolini il 6 febbraio del 1980. Il capolavoro, tuttavia, rimane nelle mani dell'ambasciatore che decide di affidarlo a degli esperti perchè ne certifichino la paternità michelagiolesca ma nel 2006, con la morte del conte, il crocifisso sparisce per poi riapparire nel 2012 nella cassetta di sicurezza affittata dal faccendiere ed ex collaboratore del diplomatico.

Sul crocifisso la Procura di Torino apre un'inchiesta per traffico internazionale di beni artistici e la cassetta di sicurezza, con tutto il contenuto, viene messo sotto sequestro dalla Gendarmeria di San Marino e, per competenza, il fascicolo approda alla Procura di Rimini. Intanto i massimi esperti di Michelangelo – laici e lontani dal Vaticano – spiegano che quell’opera lignea di certo non è di certo attribuibile all’artista fiorentino. Il professor Luciano Bellosi, recentemente scomparso e considerato una delle massime autorità nel campo della storia dell’arte, scriveva nel 2010: “Non so a chi possa essere venuta in mente una simile attribuzione. Il Cristo mostra un atteggiamento così patetico e pietistico che non potrebbe essere più lontano dal grande artista fiorentino. Personalmente, credo si tratti di un’opera ottocentesca”. Della stessa opinione la professoressa Laura Speranza, direttrice del Settore Restauro dei Materiali Lapidei dell’Opificio di Firenze, eccellenza nel campo del restauro. Pareri chiari e concordi, che lasciano poco spazio al dubbio: è un falso ma, allo stesso tempo, altri esperti ne certificano l'altissimo valore storico e artistico.

Il nuovo colpo di scena sulla vicenda, però, arriva nei giorni scorsi quando si scopre che all'interno della cassetta di sicurezza, ancora sotto sequestro a San Marino, c'erano altri oggetti di altissimo valore. Oltre ad alcuni disegni di alcuni artisti del '900, poi risultati falsi, c'erano due antichi manoscritti risultati essere dei Corano di fattura ottomana risalenti al XVI e XVII secolo anche questi di altissimo valore storico e artistico. Un mistero nel mistero, che potrebbe rientrare sempre nel reato di traffico internazionale di opere d'arte, con l'indagato che ha raccontato agli inquirenti di aver portato a San Marino i Corani ma non ha saputo indicarne la provenienza.

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