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Cronaca

Nessuno sapeva che la piazza è proprietà privata: imprenditori assolti dall'accusa di invasione di terreni

La clamorosa scoperta avvenuta dopo due anni di battaglie giudiziarie e quattro udienze, l'avvocato Catrani, difensore degli imputati: “Sotto il sole di Riccione tutti ne erano ignari”

Si è conclusa con una sentenza clamorosa dopo 2 anni di battaglie giudiziarie e 4 udienze la vicenda che vedeva alla sbarra degli imputati un riccionese organizzatore di eventi e un allestitore di stand fieristici per eventi, finiti a processo con l'accusa di invasione di terreni in concorso e per aver realizzato una struttura senza permesso. La vicenda era scoppiata nell'estate del 2020 quando, a Riccione, avevano realizzato una struttura espositiva per reclamizzare un brand di sigarette elettroniche nella piazzetta del Faro in piena viale Ceccarini. In seguito a quell'allestimento era scattata una denuncia per invasione di terreni in quanto, com'è emerso, quell'area era di fatto una proprietà privata di pertinenza degli edifici che si affacciano sulla piazzetta. Nel corso del dibattimento, tuttavia, le difese hanno dimostrato che gli imputati non sapevano che l’area fosse privata, come dimostrato, fra l’altro, dall’Autorizzazione scritta rilasciata dalla Polizia Locale prima dell’installazione dello stand. Del resto dal 2017 si ripetevano lì eventi simili, sempre autorizzati dalla Polizia Locale e mai nessuno, persona offesa inclusa, aveva lamentato alcunché.

Diversi testi in aula hanno confermato che nessuno a Riccione sapeva che tale piazzetta fosse privata e, come detto dall’avvocato Alessandro Catrani, difensore del riccionese, nella sua discussione: “Sotto il sole di Riccione tutti ne erano ignari”. Lo stesso architetto responsabile del Comune ha dichiarato in udienza di averlo saputo solo dopo la denuncia della persona offesa, a fine estate 2020. Per quanto riguarda la realizzazione di una struttura senza permesso, invece, il consulente della difesa dell'organizzatore di eventi, ingegner Luca Bersani di Rimini, ha dimostrato inoppugnabilmente come il manufatto non necessitasse di alcun permesso di costruire e che la destinazione urbanistica dal responsabile del Comune di Riccione fosse erronea, trattandosi di un evidente mostra pubblicitaria non destinata alla vendita e non di depositi, magazzini, opere di edifici industriali o destinate alla vendita.

Il giudice monocratico del Tribunale di Rimini, Raffaele Deflorio, al termine del processo si è espresso a favore degli imputati ritenendo che per quanto riguarda l'invasione di terreni il fatto non costituisce reato mentre per la costruzione dello stand senza permessi il fatto non sussiste.

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