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Effetto disgelo: la Protezione Civile controlla fiumi e montagne

L'Agenzia di protezione civile assieme alla Commissione regionale grandi rischi sta valutando le possibili conseguenze del disgelo sul territorio, con particolare riferimento alle montagne e ai fiumi

Nei giorni in cui si fa sta facendo il conto delle prime “spese vive”, i danni causati dall’eccezionale emergenza neve che ha coinvolto grande parte dell’Emilia-Romagna, l’Agenzia di protezione civile assieme alla Commissione regionale grandi rischi sta valutando le possibili conseguenze del disgelo sul territorio, con particolare riferimento alle montagne e ai fiumi. È quanto ha riferito il direttore della Protezione civile regionale, Demetrio Egidi.

“Dall’inizio dell’anno – ha detto Egidi – la Protezione civile dell’Emilia-Romagna ha dovuto affrontare già due emergenze: prima il terremoto di grado 5.4 nelle province di Parma e Reggio e, subito dopo la storica nevicata, un evento di portata assolutamente straordinaria che è stata affrontata con il grande apporto di una serie di soggetti in un clima di grande collaborazione e senza polemiche. Efficiente - sempre a giudizio di Egidi - la risposta del sistema che ha visto in campo un imponente schieramento di forze: 550 vigili del fuoco e 250 volontari emiliano-romagnoli, 130 del Trentino, 40 di Bolzano, 15 della Valle d’Aosta e altri 30 specializzati per interventi sui tetti dalla Lombardia e dal Veneto, oltre a 150 forestali. Questi gli attori di un intervento corale -  ha precisato Egidi - cui hanno partecipato anche esercito, carabinieri, forze dell’ordine e prefetture. 600 le persone sfollate in quei giorni nelle zone più colpite della Romagna, 4.500 le richieste tra Forlì e la Valmarecchia di verifica di stabilità degli edifici, anche se una attenta valutazione della situazione ha consentito di concentrare gli interventi su chiese, scuole edifici pubblici e centri commerciali”.


“Adesso – ha proseguito Egidi – si apre la delicata fase finanziaria. Si stanno facendo i conti delle spese ammissibili sostenute durante la prima emergenza che dovrebbero trovare copertura con fondi statali e che in parte (per circa 800 mila euro) l’Agenzia regionale ha anticipato. Una seconda capitolo delle stime riguarda i danneggiamenti alle strutture pubbliche essenziali che ad oggi non sono ricompresi tra gli interventi finanziati dallo Stato. Per i danni alle attività produttive e in genere quelli subiti dai privati rimane invece un “remota possibilità di risarcimento”.

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