Cronaca

Catturato il quarto stupratore, raffica di commenti razzisti sul suo profilo Facebook

Si è conclusa all'alba di domenica la fuga di Guerlin Butungu ritenuto essere il capo del branco autore della duplice violenza sessuale

Quando, all'alba di domenica, si è visto venire circondato dagli uomini della polizia di Stato ha capito che la sua fuga era terminata e, oramai, non c'era più nulla da fare. Si è conclusa così, a una settimana dal duplice stupro di Rimini, una delle più efferate violenze sessuali degli ultimi anni consumate in Riviera e che, per giorni e giorni, ha tenuto banco su tutti i giornali italiani e stranieri. Guerlin Butungu, ritenuto essere il capo del branco, è stato arrestato domenica mentre stava fuggendo a bordo di un treno regionale. Il 20enne congolese era partito dalla stazione di Pesaro e, pare senza biglietto con un treno regionale, stava cercando di raggiungere il nord Italia. Il suo obiettivo era, con tutta probabilità, Torino dove aveva degli agganci o, addirittura come ipotizzato nei giorni scorsi, in Francia. Il convoglio è stato fatto fermare a Rimini, alle 5.40 di domenica, e circondato dagli agenti che hanno trovato il congolese seduto in un angolo di un vagone con una grossa valigia e altri sacchi di effetti personali.

Il blitz all'alba nella stazione di Rimini

A tradire il 20enne è stato il cellulare, messo sotto controllo dagli inquirenti, attraverso il quale è stato tracciato nelle sue ultime ore di libertà. Portato in Questura, Butungu è stato trovato in possesso anche di tre orologi e, secondo quanto emerso, uno di questi potrebbe appartenere al turista polacco 26enne massacrato di botte dal branco. Sottoposto a fermo di polizia, il congolese è stato poi trasferito nel carcere riminese dei "Casetti" in attesa dell'udienza di convalida. Al momento, nei suoi confronti, le accuse sono quelle del duplice stupro della studentessa 26enne polacca e del transessuale peruviano 42enne oltre alla rapina e alle lesioni. Il 20enne, secondo quanto emerso, era sbarcato in Italia, a Lampedusa, nel 2015 e aveva chiesto lo status di richiedente asilo che gli era stato però negato. Il ragazzo, però, aveva raccontato di essere fuggito dal suo Paese in guerra e che, nel conflitto, aveva perso entrambi i genitori. Aveva così ottenuto un permesso di soggiorno come rifugiato ed era stato accolto in una struttura di Cagli.

Nella mattinata di domenica, quando il suo nome è stato diffuso come l'autore del duplice stupro, la pagina Facebook di Butungu è stata letteralmente presa d'assalto dagli altri utenti del social network. Una lunghissima serie di commenti, oltre 300 in appena 3 ore, con un tono che è quello che si può immaginare: insulti, auguri di morte, più gli immancabili "negro di m...", "maledetto africano", "scimmia", "mandiamoli (plurale, tutti gli africani, ndr) in un campo di concentramento e bruciamoli vivi" e altre simili amenità. Alcuni commenti, del tutto analoghi, arrivano anche dalla Polonia, il paese da cui proviene la turista stuprata.

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