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Omicidio Bernabini, arrestata la famiglia di Zinnanti: l'avrebbe aiutato nella fuga

Nuovi importanti sviluppi nell'inchiesta della Squadra Mobile di Rimini partita dall'omicidio di Lorenzo Bernabini avvenuto il 2 settembre scorso e che ha portato all'arresto del 22enne Marco Zinnanti

Nuovi importanti sviluppi nell'inchiesta della Squadra Mobile di Rimini partita dall'omicidio di Lorenzo Bernabini avvenuto il 2 settembre scorso e che ha portato all'arresto del 22enne Marco Zinnanti. A pochi giorni dall'arresto dell'imprenditore milanese 37enne per spacco di droga insieme a due fratelli di origine algerina di 36 e 38 anni, e uno spagnolo di 58 anni tutti residenti in Francia, gli inquirenti hanno eseguito altre cinque ordinanze di custodia cautelare.

L'accusa è di favoreggiamento, porto e detenzione illegale di armi e spaccio di droga. In manette è finito anche chi aiutò Zinnanti nella sua fuga dopo il delitto. Si tratta di una 58enne, e del figlio 28enne, che ospitarono il 22enne mentre si nascondeva dalla polizia riminese, in una casa di campagna nel comune di Rocca Santa Maria sui monti della Langa. Per loro le accuse sono di favoreggiamento personale in concorso.

Arrestati per detenzione di droga finalizzata allo spaccio, detenzione illegale di arma da fuoco, porto in luogo pubblico di arma da fuoco e ricettazione, il padre, la madre e la sorella di Zinnanti: Tommaso Zinnanti, di 48 anni, originario della provincia di Trapani, ma residente a Rimini con la moglie Maria Buratta, di 46 anni, originaria di Sestino, e la figlia Giovanna di 25, già fermata dalla polizia un paio di giorni dopo l'assassinio del tassista, mentre tentava di ripulire il covo del fratello.

Fu alla 58enne che che la mamma di Zinnanti chiese un posto sicuro per nascondere il figlio durante la fuga. La donna mise a disposizione della vecchia amica la casa di campagna del figlio nel Teramano. La polizia pensa che anche chi favorì la fuga di Zinnanti sapesse dell'omicidio appena consumato. La famiglia, invece, secondo gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Davide Ercolani, fece di tutto per nascondere le prove degli affari di droga del 22enne.

Entrambi i genitori andarono a prendere il figlio subito dopo l'omicidio in una strada non lontana dal luogo del delitto. L'accompagnarono nel covo di via Teodorico, gli procurano vestiti puliti e poi l'accompagnarono nel Teramano dove c'era ad attenderli la 58enne. Il giorno successivo alla fuga di Marco, i genitori spostarono armi, droga, 100mila euro in contanti e documenti contraffatti dall'abitazione di famiglia, che si trova in via Lince a Rimini, al covo di via Teodorico in una zona di periferia.

Sapendo di avere il fiato sul collo degli investigatori, subito dopo una prima perquisizione nella casa di famiglia, sono stati ancora una volta i genitori a chiedere alla figlia maggiore di andare a ripulire il covo. Intercettati sia con cimici ambientali che telefoniche, i genitori di Zinnanti subito dopo il primo colloquio nel carcere di Ferrara hanno sempre parlato di una presunta avances che il tassista assassinato avrebbe fatto al ragazzo quella domenica mattina.

Un modo, secondo gli investigatori, di avvalorare la tesi resa da Marco Zinnanti durante l'interrogatorio di garanzia. La figlia minorenne, una ragazzina di 13 anni, dopo l'arresto dell'intera famiglia Zinnanti è stata affidata ad una zia, ma la polizia sta valutando l'ipotesi di chiedere un affido per la ragazzina che avrebbe assistito a tutte le manovre per la fuga di Marco e sarebbe stata istruita a dovere dai familiari su come non tradirsi con gli inquirenti.

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