Omicidio di via Coletti: "Tanto è morto solo un negro"

Incidente probatorio davanti al gip tra i due albanesi indagati e un detenuto magrebino che avrebbe raccolto le loro confidenze in carcere

Si è svolto nella giornata di lunedì, davanti al gip del Tribunale di Rimini, l'incidente probatorio che ha messo a confronto i due albanesi indagati per l'omicidio di Makha Niang a un altro detenuto magrebino che avrebbe raccolto le loro confidenze. Per quel delitto sono stati rinchiusi nei "Casetti" Genard Llanaj e Atmir Mehmetllana, arrestati dai carabinieri di Rimini in quanto sospettati di essere anche gli autori degli spari a Santarcangelo, e sarebbe stato proprio tra le mura della casa circondariale che uno dei due si sarebbe lasciato andare in una sorta di confessione. Secondo il detenuto nordafricano, infatti, Dulaj avrebbe ammesso di essere l'autore dei due colpi che hanno raggiunto, nella notte tra il 17 e il 18 aprile scorso, il lava piatti senegalese seduto sulla panchina nei pressi del ponte di via Coletti.

L'omicidio di Makha Niang

Il "supertestimone", inoltre, avrebbe aggiunto che l'albanese 27enne, già noto alle forze dell'ordine e finito anche nell'inchiesta sul giro di droga al Coconuts, sosteneva di non aver voluto uccidere Makha Niang ma che, comuqnue, alla fine "è morto soltanto un negro". Qualche giorno dopo, tuttavia, Llanaj avrebbe modificato la sua versione spiegando di aver investito il senegalese con l'auto e, poi, Mehmetllana sarebbe sceso dal veicolo e avrebbe sentito uno sparo. L'albanese 27enne ha duramente contestato il racconto del detenuto, che ha continuato ad aggiungere dettagli su dettagli, tanto che alla fine i legali degli albanesi hanno chiesto di mettere la parola fine al confronto.

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