Il giallo di Villaggio Argentina, eseguita l'autopsia sui tre cadaveri

L'esame autoptico ha suscitato più interrogativi che risposte, si attendono i risultati tossicologici per capire le cause della morte delle due donne

E' stata eseguita nella mattinata di giovedì, dal prof. Pier Paolo Balli, l'esame autoptico sui corpi di Alvaro Alonzo Cerda Cedeno, un aiuto cuoco 35enne dell'Equador, della compagna Adriana Andrea Stadie, argentina di 44 anni, e della figlia di quest'ultima, Sophie Annette Stadie, studentessa 15enne ritrovati privi di vita nella loro abitazione di Villaggio Argentina nel tardo pomeriggio del 13 gennaio. L'autopsia, tuttavia, ha sollevato una serie di interrogativi e non ha dato risposte certe su quanto avvenuto nella villetta. L'unico dato fermo emerso è che i cadaveri si trovavano lì da almeno 50 giorni, rendendo così compatibile gli ultimi avvistamenti del nucleo famigliare che risalgono allo scorso 20 novembre quando la 15enne è stata vista per l'ultima volta all'Istituto per Geometri "Belluzzi" che frequentava.

Se per Alvaro Alonzo Cerda Cedeno la causa del decesso è evidente, l'uomo si è reciso le vene del polso sinistro morendo dissanguato, per le due donne l'autopsia non è stata in grado di stabilire il motivo della morte. I rilievi, infatti, hanno escluso in via definitiva che la 44enne e la 15enne siano decedute per cause violente. I loco corpi non presentavano tracce di lesioni o di strangolamento e, al momento, è da escludere anche una intossicazione da monossido di carbonio. Anche il cane di famiglia, uno Yorkshire ritrovato morto nel letto insieme alle due donne, è stato sottoposto ad un esame autoptico che non ha rilevato lesioni compatibili col decesso.

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La palla è passata adesso al secondo consulente del pubblico ministero Luca Bertuzzi, che indaga sul triplice decesso. La tossicologa Righini, infatti, dovrà accertare tracce di veleni o farmaci nel sangue dei tre cadaveri e del cane. Si tenderebbe ad escludere, tuttavia, una morte arrivata con l'utilizzo di veleni in quanto nessuno dei morti aveva tracce di vomito che, normalmente, si presentano con l'ingestione di sostanze tossiche. Gli inquirenti hanno acquisito la cartella clinica della 44enne, in cura in un centro di igiene mentale per problemi di depressione, per capire a quale terapia farmacologica era sottoposta. Nella casa, inoltre, gli investigatori dell'Arma hanno trovato scatole vuote sia di psicofarmaci che di medicine per l'epilessia e proprio questo potrebbe essere il cocktail mortale che ha ucciso Adriana Andrea e Sophie Annette. I risultati, tuttavia, non saranno disponibili prima della fine di gennaio.

GLI SCENARI POSSIBILI - Se, da un lato, gli inquirenti escludono categoricamente la presenza di terze persone all'interno dell'appartamento di via Vanzetti, ritrovato chiuso dall'interno, dall'altra parte è quasi impossibile capire cosa sia avvenuto tra quelle stanze. Tra le ipotesi degli inquirenti c'è quella di un omicidio-suicidio compiuto dal Cerda Cedeno che, dopo aver in qualche modo avvelenato le due donne e il cane per poi comporli nel letto, si è tolto la vita ma, allo stesso tempo, potrebbe anche essere una decisione dei due adulti di farla finita e, allo stesso tempo, uccidere anche la ragazzina. Una ulteriore ipotesi sarebbe che la 44enne abbia pensato e premeditato il suicidio e la morte della figlia. La donna già in cura al servizio di igiene mentale, non sarebbe stata nuova ad atti di autolesionismo. In un momento di sconforto la donna potrebbe aver somministrato farmaci alla figlia, averli presi anche lei e dopo aver ucciso il cane e averlo sistemato in fondo al letto si sarebbe distesa ad abbracciare la figlia. Quando Alvaro Cerda ha visto le due donne morte avrebbe preferito farla finita.

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