Operai infedeli, mozziconi di sigarette e insetti nei sacchi dell'insalata

Ventiquattro dipendenti di un’azienda di distribuzione alimentare sono finiti alla sbarra per aver sabotato le confezioni lungo la catena di lavaggio

E' arrivato il rinvio a giudizio per 24 dipendenti di un'azienda alimentare riminese, tutti di nazionalità cinese, che dvranno rispondere a vario titolo di aver sabotato la catena di confezionamento delle insalate prodotte dalla ditta e furto e turbata libertà del commercio. La vicenda era emersa nel 2016 quando i clienti finali, nell'aprire le buste, si erano trovati dentro ragni, cavallette, ciocche di capelli, mozziconi di sigaretta e persino pezzi di metallo in quello che doveva essere un prodotto già lavato e pronto per essere consumato. Le proteste dei consumatori erano arrivate fino all'azienda che, in un primo momento, non si era capacitata di cosa potesse essere accaduto nella catena di lavorazione. In un primo momento si era pensato anche al malfunzionamento delle apparecchiature di controllo ma, in seguito alla denuncia sporta alle forze dell'ordine, lungo la catena di montaggio erano state piazzate delle telecamere nascoste.

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Sono stati proprio gli occhi elettronici a documentare quello che accadeva immortalando i 24 cinesi che, invece di lavare e imbustare le insalate, avrebbero aggiunto la sporcizia che finiva poi sulle tavole dei consumatori. Nel gruppo, inoltre, altri dipendenti sarebbero stati filmati mentre prelevavano alimenti e succhi di frutta per portarli a casa senza autorizzazione facendo così scattare anche il reato di furto. Il gip, oltre a rinviare a giudizio gli operai infedeli, ha accolto la richiesta dell'azienda di costituirsi parte civile nel processo la cui prima udienza è fissata per il prossimo 13 maggio.

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