Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca

Operazione "Idra", la malavita organizzata sull'asse Rimini-Napoli: condanne per oltre 50 anni

L'indagine degli inquirenti dell'Arma aveva fatto emergere un sistema dove spicca in modo inequivocabile la figura di Pio Rosario De Sisto, detto "zio Pio" come capo dell’associazione

Si è concluso con pesanti condanne, per un complessivo di oltre 50 anni di carcere, il processo che vedeva come imputati 10 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione, all’esercizio abusivo del credito, bancarotta fraudolenta e intestazione fittizia di beni a nome altrui. Ma non solo: tra i reati compaiono anche il trasferimento fraudolento di valori, truffa e riciclaggio.  “Idra”, questo il nome dell’operazione dei carabinieri di Rimini scattata nel marzo del 2016 e che era iniziata nel febbraio del 2013 sulla scia dell'inchiesta "Mirror"  portando fare emergere i rapporti di affari tra gli indagati residenti in Romagna ed esponenti di alcuni clan camorristici di Napoli, che gestivano un sistema di riciclaggio di denaro, provento di attività illecite. A questo scopo erano state intestate ben 4 società ad alcuni prestanome: l’operazione permetterà anche il sequestro e la confisca di tali società e dei beni mobili ed immobili a loro intestati.

Ad essere ritenuto colpevole e condannato complessivamente a 19 anni e 2 mesi è stato Pio Rosario De Sisto, detto "zio Pio", ritenuto al vertice del sodalizio e coinvolto in altre vicende giudiziarie sempre legate alla criminalità organizzata. Per Nicola Borghetti la condanna è stata di 4 anni; Eugenio Conocchia, 2 anni e 3 mesi; Renato Schetter, 5 anni e 9 mesi; Francesco Enrico Pasquini, 5 anni e 4 mesi; Franco Pozzi, 1 anno e 9 mesi; Antonio Orlando, 3 anni e 10 mesi; Antonio Nuvoletta, 3 anni e 10 mesi; Pasquale Nuvoletta, 5 anni e 10 mesi; Pasqualino Caccavalle, 3 anni e 10 mesi.

Le indagini avevano fatto emergere un sistema dove spiccava in modo inequivocabile la figura di Pio Rosario De Sisto, detto "zio Pio", il quale era a capo dell’associazione dando indicazioni sulle varie operazioni criminali da portare avanti. Lo stesso, nell'aprile del 2013, aveva organizzato a Bellaria un incontro dove parteciparono i fratelli Antonio e Pasquale Nuvoletta, imparentati all’omonimo clan cammoristico di Marano di Napoli, Michele Senese, esponente di primo piano della malavita romana ed arrestato nel mese di giugno 2013 quale mandate per un omicidio del 2001, ed un altro esponente di spicco residente nel capoluogo riminese.  Questo incontro, secondo i carabinieri, aveva fortificato ancora di più l’autorità di De Sisto che entrava in affari con i Nuvoletta, avvalendosi delle loro aderenze in campania, condividendo i proventi illeciti della truffa fatta tramite la società “Odierna Distribuzione srl”, fittiziamente intestata ad un altra persona ma di fatto a loro riferita. La ditta, in pratica, acquistava materie di vario genere (macchinari industriali, generi alimentari, ecc.), pagando con assegni post datati e comunque tratti da conti correnti privi di copertura. la merce consegnata veniva successivamente spostata su altri magazzini e buona parte veniva destinata in supermercati compiacenti nelle zone di Marano di Napoli  e San Giovanni a Teduccio. In tale contesto agli indagati è stato rubricato il reato di bancarotta fraudolenta.

L’attività investigativa aveva documentato inoltre come De Sisto si dedicasse, inoltre, all’esercizio abusivo del credito in favore di una moltitudine di soggetti, tra i quali anche piccoli imprenditori, cui poi conseguiva una altrettanto stabile attività di “recupero crediti”, che in alcune occasioni sfociava in condotte estorsive. Infatti nel corso delle indagini i carabinieri avevano riscontrato l'estorsione ai danni di due imprenditori riminesi di cui, uno, è stato costretto a restituire 23500 euro a fronte di un prestito di 5200 euro. All'epoca a cadere nella rete tesa dai carabinieri di Rimini erano stati Pio Rosario De Sisto, 68enne, Nicola Borghetti, 42enne, entrambi finiti in carcere. Ai domiciliari, invece, Antonio Nuvoletta, 81enne, Pasquale Nuvoletta, 84enne, e Enrico Francesco Pasquini, 75enne.

I sequestri preventivi, fatti scattare dai carabinieri contestualmente agli arresti, avevano portato i sigilli a 72 conti correnti e altri depositi in cassette di sicurezza, 2 appartamenti, 3 autovetture, 5 autocarri e le società a loro riconducibili di cui 4 tra Rimini, Fondi e Cesena il cui valore delle quote societarie ammonta a circa 220mila euro. In totale il patrimonio sottoposto alla misura cautelare si aggirava sui 600mila euro. I militari dell'Arma della Compagnia di Giuliano in Campania, inoltre, avevano rinvenuto, all’interno dell’autovettura di Pasquale Nuvoletta, una pistola clandestina mod. 34 con un caricatore di 6 proiettili. L’arma era stata pertanto sequestrata e l’indagato arrestato e trasferito in carcere.  

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