Nella raffineria clandestina si lavorava droga per milioni di euro

Stroncato dai carabinieri del Ros un traffico internazionale di stupefacenti, a capo della banda un insospettabile padre di famiglia

Una raffineria clandestina di droga allestita in un appartamento di Rimini nord, 20 arrestati (di cui 2 ancora latitanti) e decine di indagati in Lombardia, Marche e Liguria è il bilancio dell'operazione "Riviera" dei carabinieri del Ros che hanno individuato una banda di albanesi e italiani in grado di smerciare stupefacenti di ogni tipo per milioni di euro. Il blitz, scattato nel riminese all'alba di mercoledì e che è ancora in corso, trae origine da un'inchiesta avviata nell'estate del 2018 e che ha avuto ramificazioni in sud America, in Albania e in alcuni Paesi europei. A mettere in allarme gli investigatori del Ros è stato l'arrivo a Rimini di un chimico colombiano, contattato dal gruppo di trafficanti internazionali per una "consulenza", che ha allestito il laboratorio e fornito ai malviventi gli strumenti per la lavorazione di diversi tipi di stupefacenti per poi ritornare nel suo Paese con 10mila euro in contanti per il suo lavoro. La droga, a seconda del tipo, arrivava dall'Albania, dal sud America e dal nord Europa per essere lavorata nell'officina clandestina. Qui, come ricostruito dai carabinieri, oltre a tagliare la cocaina tradizionale tra gli alambicchi veniva creata la "cocaina rosada" un pericoloso mix chimico dagli effetti devastati. Gli assuntori, secondo quanto emerso, oltre ad avere forti allucinazioni sviluppavano un'incredibile aggressività. "Piatto forte" del laboratorio era anche la "Amnesia": marijuana tagliata col metadone. Un cocktail pericolosissimo in grado di provocare, nel migliore dei casi, delle amnesie ma anche attacchi di panico, perdita di memoria e di lucidità oltre alle capacità motorie.

operazione riviera-2

Sostanze che, una volta lavorate, andavano a rifornire il mercato della Riviera romagnola e non solo tanto che una partita è stata sequestrata nel corso dell'inchiesta mentre stava per essere esportata in Austria. Il gruppo, secondo quanto emerso, era in grado di fornire elevate quantità di stupefacenti tanto che come emerso dalle intercettazioni si parla di ordinativi tra gli 800mila e il milione di euro. Una banda piramidale, con a capo un anonimo padre di famiglia, che oltre all'importazione e all'esportazione di grosse partite gestiva l'intera filiera fino allo spaccio al minuto su strada. Ad essere impiegato come tuttofare, dalla preparazione delle dosi al recupero dei crediti, c'era anche un minorenne nipote del boss. Il gruppo era ritenuto molto pericoloso dai carabinieri del Ros anche perchè, come emerso, avevano a disposizione delle armi da fuoco in parte sequestrate durante il blitz.

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Dei 18 arrestati 7 sono stati ammanettati a Rimini e 2 a Forlì (con altre 2 persone indagate) mentre, a Ravenna, risultano altri 2 indagati. Altri arresti sono stati operati in Albania, nei pressi di Tirana, dalla polizia albanese che ha collaborato nell'indagine. Nel corso dell'operazione è stata sequestrata anche un'azienda on-line che si occupa della compravendita di vetture usate. Tutti gli arrestati, secondo gli inquirenti dell'Arma, mantenevano un profilo estremamente basso e anonimo tanto da passare quasi sempre inosservati.

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