Ossa umane ritrovate in una grotta, sono quelle di Guerrina Piscaglia?

Sui poveri resti scoperti da due escursionisti sarà effettuato l'esame del Dna per accertare se appartengono alla donna scomparsa

Se siano i resti di Guerrina Piscaglia potrà essere stabilito solo dopo un accurato riscontro scientifico e con la comparazione del dna. Per adesso, le ossa ritrovate all’interno della grotta della Tabussa nella riserva dell’Alpe della Luna a pochi chilometri da Badia Tedalda, restano l'ennesimo mistero irrisolto. Il ritrovamento è avvenuto a fine maggio. Due escursionisti hanno raggiunto il sito, luogo suggestivo e dal grande interesse naturalistico. Qui si sarebbero soffermati per ammirare dei particolari esemplari di anfibi e gli spettacolari giochi d’acqua formati dalle stalattiti presenti all’interno della grotta. Sarebbe stato proprio su una parete della caverna che, in seguito dello smottamento di parte di essa, è stato notato un osso dal colore rossastro (probabilmente dovuto al contatto con il ferro presente nel terreno). Una scoperta inattesa che i due avrebbero ripreso, condiviso e commentato sui social. Così, in poco tempo, le immagini sono balzate agli occhi dei carabinieri di Badia Tedalda e Sansepolcro i quali hanno deciso di recuperare i resti. Alcuni parti di bacino, femori e altre frammenti di ossa. Questo quanto trovato e inviato ai laboratori del Ris di Roma con l’obiettivo di verificarne la compatibilità con il dna della casalinga di Ca’ Raffaello.

Il caso di Guerrina Piscaglia ancora oggi presenta alcuni contorni incerti e misteriosi. La donna, scomparsa da casa il 1° maggio 2014, per gli inquirenti sarebbe stata uccisa dall’allora vice parroco Gratien Alabi. Il religioso congolese è stato condannato a 25 anni di reclusione anche se, il corpo della 55enne non è mai stato ritrovato. Su di lui pesano le accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

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Dell’ultimo ritrovamento è stato informato anche il sostituto procuratore Marco Dioni, titolare dell’inchiesta sul caso Piscaglia. La cautela è però d’obbligo perché, nonostante il luogo dove sono state recuperate le ossa si trovi relativamente vicino a Ca’ Raffaello, da un primo esame effettuato sul posto, i resti sembrerebbero decisamente datati. Ma gli approfondimenti, come del resto già avvenuto all’interno del piccolo cimitero di San Gianni dove ad essere passato in rassegna fu uno scheletro trovato all’interno di un ossario, sono necessari visto che a distanza di sei anni dalla sparizione di Guerrina il mistero è tutt’altro che chiarito.

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