Parco eolico, gli ambientalisti uniti per chiedere trasparenza sul progetto

Tanti i punti affrontati fra cui l'impatto che il progetto potrebbe avere sul paesaggio

Le associazioni ambientaliste intervengono e firmano insieme una nota in cui esprimono dubbi e chiedono chiarezza in merito al progetto del parco eolico che potrebbe sorgere davanti alla costa riminese. Una riflessione nero su bianco, firmata da dnA Rimini, Fondazione Cetacea, Legambiente Valmarecchia, L’Umana Dimora Rimini, WWF Rimini. Gli ambientalisti chiedono trasparenza per valutare il progetto. I firmatari spiegano di avere incontrato i tecnici dell’azienda Energia Wind 2020 e di non avere preclusioni aprioristiche visto il tema strategico di passare sempre più ad energie rinnovabili, ma sostengono che vada fatto un ragionamento ampio sui tema della sostenibilità che richiede "che un progetto sia sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico". Ed è in primis la politica a doversi fare garante che questi principi vengano rispettati.

I firmatari sottolineano che riguardo alla fattibilità economica, diverse le domande che attendono risposta. “In base ai dati raccolti nel tratto di mare interessato, quali sono esattamente i parametri (forza media del vento per numero giorni anno, ecc.), che si ritiene la garantiscano? Quanta parte dell’investimento sarebbe garantito da finanziamenti pubblici? Il piano economico prevede tra i costi a carico dell’impresa il versamento di una garanzia fideiussoria per lo smantellamento dell’impianto alla fine dell’utilizzo?”

Grande attenzione anche per l’impatto paesaggistico dell’impianto che deve poter essere valutato correttamente: “Un impatto eccessivo sarebbe, evidentemente, in contrapposizione con la presenza di centinaia di migliaia di turisti che vengono nelle nostre località per la spiaggia e il mare, non certo per avere un vicino orizzonte sul quale incombe la presenza di un impianto industriale”.

La società proponente ha dichiarato che l’energia prodotta sarà immessa sulla rete nazionale di trasmissione gestita di GSE ma che la centrale riuscirebbe a coprire il fabbisogno energetico globale della Provincia di Rimini per il 50% e che potrebbe essere usata per trasporto pubblico locale, nei processi industriali delle fabbriche del territorio, per la produzione di idrometano compatibilmente alle decisioni in materia del legislatore. “Un abile gioco di parole – commentano le associazioni – per fare intendere che ci sarebbe un benefit enorme per la popolazione e le imprese del territorio ma, al tempo stesso, si specifica che l’energia verrà immessa sulla rete nazionale nel libero mercato e tutto dipenderà, come ovvio, dalle decisioni del legislatore. Dunque è da capire: come si fa a stimare quanta parte dell’energia prodotta resterebbe in realtà fruibile per le esigenze del territorio, se questo dipende dalle regole del libero mercato? Inoltre, in che misura si stima che questa energia da fonti rinnovabili potrebbe rimpiazzare quella derivata dalle risorse fossili prodotta dalle escavazioni del fondali marini nel territorio interessato?”  Su questi temi pare ci sia ancora grande incertezza.

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Infine chiedono "alla Provincia e ai Comuni coinvolti se l’eventuale realizzazione dell’impianto industriale in questione, è inserito in un progetto complessivo e strategico sull’uso e il consumo energetico del territorio, o si prende in considerazione il progetto a se stante, solo perché è stato presentato? E’ evidente che, ancor prima di pensare alla costruzione di nuovi impianti, sarebbe meglio darsi obiettivi di risparmio energetico, con interventi volti alla diffusione su ampia scala di impianti di energia rinnovabile, per risparmio idrico ed energetico nelle abitazioni, nelle imprese e negli edifici pubblici. Interventi che, rispetto all’impianto eolico in questione, darebbero tra l’altro più lavoro alle imprese del territorio".

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