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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Cronaca

Agente arrestato per pedopornografia, sequestrato archivio sterminato di immagini e video

Si tratta del più grosso database mai individuato nella provincia di Rimini, l'uomo si difende: "E' un vizio che ho avuto fin da quando ero giovane"

Un archivio sterminato di immagini e video pedopornografici, oltre 200mila file quelli già analizzati dagli inquirenti ma ce ne sarebbero altrettanti in decine di chiavette e hard-disk, quello che è costato le manette a un appartenente alle forze dell'ordine residente nel riminese finito nella rete della Sezione Operativa Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale di Rimini. L'uomo, un 58enne sposato con figli, è stato individuato dagli inquirenti che sono risaliti a lui analizzando il traffico internet di un programma peer-to-peer utilizzato per lo scambio dei file in rete. Gli investigatori sono quindi risaliti all'indirizzo ip del computer dell'indagato facendo scattare la perquisizione coordinata dalla Divisione Distrettuale Antimafia di Bologna.

L'agente è stato così trovato in possesso del materiale, archiviato in decine e decine tra chiavette e hard-disk ma anche album con vecchie fotografie, raccolto in oltre 40 anni. Gli inquirenti della Postale hanno sequestrato computer, dispositivi di archiviazione e cellulari con l'immensa mole di materiale ancora al vaglio degli investigatori per quello che rappresenta il più grosso ritrovamento di immagini e video pedopornografici della provincia di Rimini. Arrestato, il 58enne è comparso davanti al gip per l'interrogatorio di garanzia e al giudice avrebbe dichiarato che il suo sarebbe "un vizio che porto avanti fin da quando ero giovane e che non ho mai controllato". Al termine dell'udienza, il giudice per le indagini preliminari ha disposto nei confronti dell'indagato gli arresti domiciliari.

Dal corpo di appertenenza fanno sapere che "il dipendente in questione è già sospeso automaticamente e obbligatoriamente dal servizio perché colpito da misura restrittiva. Nel caso che le accuse siano confermate in sede giudiziaria scatterà il provvedimento giudiziario più duro e cioè il licenziamento. Questo anche se le accuse dipingono un quadro di ipotesi di reati commessi non nell'esercizio delle funzioni pubbliche ma in ambito privato. Ma sono accuse particolarmente gravi e infamanti".

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