Finti pellegrini per svaligiare le chiese delle loro opere d'arte

due riminesi arrestati dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, i reperti rubati venivano scambiati in alcuni “compro oro”

Si muovevano in treno, entravano nelle chiese confondendosi tra i fedeli e scattavano foto alle opere d’arte. In alcuni casi si inginocchiavano per pregare poi passavano all’azione rubando ciò che potevano: calici, pissidi, corone e un pugnale dell’800 probabilmente conficcato nel cuore di una statua della Madonna. Come riporta AnconaToday Salvatore Rizzo (34 anni) e Salvatore Arturo Caudullo (55 anni), entrambi domiciliati a Rimini, sono stati arrestati lo scorso 16 agosto con l’accusa di furto aggravato e sono tuttora detenuti nel carcere romagnolo. Rizzo, secondo la procura di Ancona e i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, è un ladro seriale già denunciato per episodi analoghi mentre Caudullo è un collaboratore scolastico che, sempre secondo i risultati dell’indagine, si prestava ai furti come palo per arrotondare le mensilità. I reperti rubati venivano scambiati in alcuni “compro oro” principalmente nel riminese, strutture che però risultano estranee all’indagine anche perché in alcuni casi i titolari hanno rifiutato lo scambio forse insospettiti dalla particolarità del materiale. I dettagli dell’operazione “Pellegrinaggio Criminale” sono stati diffusi in una conferenza stampa dal pm Ruggero Dicuonzo insieme al comandante dei carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Ancona, Carmelo Grasso. Con loro anche Cleto Bucci e Raffaele Conforti, rispettivamente comandanti delle Compagnie di Senigallia e Osimo. I furti ricostruiti dagli investigatori si sono verificati in chiese di Marche ed Emilia Romagna scelte proprio per la vicinanza con la linea ferroviaria. Colpiti luoghi di culto a Castelfidardo, Senigallia, Faenza, Piacenza, Pesaro e Imola. 

A Senigallia il 26 aprile sono stati rubati due calici bagnati d’oro dalla cattedrale di San Pietro Apostolo e in quel caso le videocamere di sorveglianza, raccontano gli investigatori, avevano ripreso il solo Rizzo entrare alle 11,15 per poi scattare foto, rubare i calici e tentare di forzare il tabernacolo senza riuscirci. Durante il furto nella chiesa della Maddalena, sempre a Senigallia, e alla Collegiata Santo Stefano di Castelfidardo i video hanno immortalato anche la presenza di un palo, che per i militari altri non è che Caudullo. Alla chiesa della Maddalena, il 1 maggio, sono state trafugate due corone in oro, un fregio dorato con la scritta “Ave” e alcuni fregi di cristallo a forma di stelle. A Castelfidardo il 23 marzo è stata rubata una corona in ottone dorato che cingeva la testa di un crocifisso. Si tratta della stessa opera che aveva rimpiazzato un’altra corona precedentemente trafugata. I reperti non sono ancora stati ritrovati e non è escluso che siano stati fusi da “compro oro” inconsapevoli. Le attività infatti sono tenute per legge a registrare e a conservare i cimeli per non più di 10 giorni. Alla coppia vengono contestati anche due colpi a Faenza il 18 aprile e il 21 maggio nelle chiese di San Francesco (corona in argento, 2 calici in metallo argentato con le relative patene e un ostensorio in metallo argentato) e San Domenico (una pisside e un calice). Furti contestati anche nel Duomo di Piacenza il 12 maggio (una corona placcata d’oro della Madonna del Popolo), chiesa di San Cassiano dell’Osservanza di Imola il 18 giugno (ex voti in metallo prezioso) e chiesa di San Cassiano di Pesaro il 17 maggio (pisside in ottone del XVII secolo e un calice in argento del XIX secolo). I due sono stati avvistati anche alla chiesa di San Francesco alle Scale di Ancona oltre che in strutture di Civitanova Marche, Pescara, Francavilla, Pesaro, Rimini, Firenze e Asti. In questi ultimi casi però non si sono registrati furti

A tradire i due è stato un controllo dei carabinieri della stazione di Rimini Miramare, che durante una perquisizione nell’ambito dell’inchiesta hanno trovato nel portafogli di Rizzo il biglietto da visita di un “compro oro”, struttura dove meno di 10 giorni prima, secondo le accuse, il 34enne aveva scambiato del materiale religioso poi recuperato dai militari. Si tratta di alcuni calici smembrati, secondo gli investigatori per renderne più complicata la provenienza, e di un pugnale risalente al XIX secolo. Del materiale recuperato (dal valore commerciale di poche centinaia di euro) è stata accertata solo la provenienza di un calice: era quello rubato nella chiesa faentina di San Domenico il 21 maggio scorso. Rizzo, durante l’interrogatorio, ha ammesso parte degli addebiti sostenendo l’estraneità di Caudullo a tutte le contestazioni. 

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