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Per 140 chili di hashish chiesti 10 anni di reclusione per l'imprenditore riminese

Accusato di traffico internazionale di droga, il 38enne originario di Milano ma residente da anni a Rimini, era stato arrestato nel novembre del 2012 nei pressi del casello dell'A14. Per l'accusa, l'uomo intratteneva legami con Marco Zinnanti per lo spaccio di stupefacenti

Il pubblico ministero Davide Ercolani ha concluso la sua requisitoria con una richiesta di condanna a 10 anni di reclusione per l'imprenditore milanese 38enne, ma da anni residente a Rimini, accusato di spaccio internazionale e pizzicato fuori del casello dell'A14 di Rimini Nord con 1.200 panetti di hashish (140 chili in tutto) provenienti dall'Olanda e nascosti in due macchine. Insieme al 38enne, presente in aula venerdì mattina, anche due fratelli francesi di origini nordafricane, di 38 e 40 anni, e un corriere spagnolo. Per i tre complici, l'accusa ha chiesto una pena di 5 anni e 6 mesi. Nel corso della requisitoria, Ercolani ha mostrato in aula i panetti di "fumo" che, al termine del processo, verrano distrutti nell'inceneritore così come disposto dal gip Sonia Pasini che, al termine dell'udienza, ha aggiornato il processo a lunedì 7 aprile per le ultime questioni prima che il giudice si ritiri in camera di consiglio ed emetta la sentenza. Lo scorso 19 dicembre, interrogato in aula, il 38enne era "crollato" attribuendosi la paternità di quei chili di hashish trovati dalla polizia nel novembre del 2012.

Secondo l'accusa, l'imprenditore era a capo di un'organizzazione che riforniva di droga gli spacciatori locali. La polizia sarebbe risalita a lui nell'ambito delle indagini su Marco Zinnanti, il giovane che ha ucciso il taxista Leonardo Bernabini a Covignano nel settembre del 2012. Il 38enne era anche finito nel mirino delle Fiamme Gialle che si erano concentrate sul suo patrimonio: una casa in centro storico, titolare di beni mobili ed immobili di un valore sproporzionato al suo reddito dichiarato. Secondo quanto emerso in questa indagine, dal 2001 al 2013, aveva speso 271.000 euro a fronte di un guadagno accertato di poco più di 200 mila. L'uomo gestiva un centro sportivo con proprietari romani. La cosa curiosa è che lui pagava un affitto annuale di 120 mila euro e a lui ne venivano corrisposti 300 mila dalla stessa associazione che gestiva. Insieme alla moglie e alla sorella gestiva anche un'attività immobiliare di compravendita. La sua ultima dichiarazione dei redditi (2011) era di 13.538 euro ma, nel 2010, aveva dichiarato appena 424 euro. Il Gip Stefania di Rienzo, su proposta del Pm Ercolani, aveva disposto il sequestro di beni dell'uomo, secondo gli inquirenti patrimonio illecitamente accumulato, del valore di un milione di euro: due immobili (la casa in cui vive con la famiglia ed un garage), 3 autovetture (Bmw, Mini Cooper, un Suv), due motocicli e le quote della società. Il legame con Zinnanti, sempre per l'accusa, era la droga che è stata trovata nel garage che il killer di Covignano aveva in via Teodorico e che apparteneva all'imprenditore.

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