Per scappare dall'appartamento in fiamme si buttò nel vuoto coi figli, a processo presunto piromane

Il rogo si era sprigionato in una palazzina di via Cagancci a Rimini, la donna riportà lesioni guaribili in 70 giorni

Quella del 19 ottobre 2016 fu una notte di terrore per una famigliola albanese che, improvvisamente, si ritrovò l'appartamento in fiamme e la madre, una 35enne, per sfuggire alle fiamme si gettò nel vuoto insieme ai figli che all'epoca avevano 8, 7, 4 anni e un neonato di 3 mesi. Il rogo si era sprigionato verso le 23.45 in una palazzina di via Cagancci a Rimini, all'incrocio con viale Praga, in un appartamento del primo piano al momento vuoto. La famigliola, invece, abitava al piano superiore e, appena si era resa conto di quanto stava accadendo, aveva cercato di uscire dall'abitazione ma, appena aperta la porta, avevano trovato il pianerottolo e le scale già invasi da un denso fumo. Era scattato l'allarme, che aveva fatto accorrere sul posto due autobotti e l'autoscala dei vigili del fuoco, ma prima dell'arrivo del personale del 115 i residenti erano impazziti dalla paura e, dal terrazzo, avevano cercato di calarsi a terra.

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I vicini, nel tentativo di aiutarli, avevano steso a terra alcuni materassi e dei teli per parare la caduta. A questo punto la madre, per salvare i figli, li aveva buttati dal terrazzo con i soccorritori che erano riusciti a prenderli al volo mentre, la donna, era precipitata a terra riportando delle serie lesioni. I due uomini, invece, erano riusciti a calarsi aggrappati alla grondaia. In via Cagnacci erano poi accorse due ambulanze e due auto medicalizzate con il personale del 118 che aveva prestato le prime cure ai sette. Ad avere la peggio fu la madre, una 35enne, e il figlio di 7 anni, trasportati al pronto soccorso dell'Infermi con il codice di massima gravità. La donna riportà lesioni poi giudicate guaribili in 70 giorni. Il marito di 40 anni e i figli, due bimbe di 8 e 4 anni e un neonato di 3 mesi furono portati anche loro nel nosocomio riminese in codice giallo mentre il fratello dell'uomo, un 30enne, aveva riportato lesioni di lieve entità.

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A distaza di quasi 3 anni da quell'episodio, a finire a processo col sospetto che sia stato il piromane a causare l'incendio, è finito in 26enne di Cattolica. La famigliola è seguita dagli avvocati Gilberto Gianni e Stefano d'Elia che si sono costituiti parte civile.

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