"Piano carceri? Meglio fondi per luoghi di accoglienza e recupero"

Desi Bruno, Garante regionale delle persone private della libertà personale, ha visitato la “Casa Madre del Perdono”, struttura d’accoglienza per detenuti della comunità Papa Giovanni XXIII

Desi Bruno, Garante regionale delle persone private della libertà personale, ha visitato la “Casa Madre del Perdono”, struttura d’accoglienza per detenuti della comunità Papa Giovanni XXIII, accompagnata da Giorgio Pieri, responsabile del servizio. Nel pomeriggio, la Garante ha raggiunto la Casa Circondariale di Rimini, accompagnata da Gloria Lisi, vicesindaco di Rimini con delega alle politiche socio-sanitarie.

“L’uomo non è il suo errore” è il motto che campeggia all’ingresso della “Casa Madre del Perdono”. La struttura accoglie detenuti comuni non tossicodipendenti e propone un progetto educativo e rieducativo che fonda le sue radici nella formazione umana e religiosa dell’individuo, attraverso il lavoro e una rigorosa analisi della propria esperienza. Complessivamente, sono una ventina le persone presenti: una parte agli arresti domiciliari (quelli in attesa di giudizio), e poi ci sono i condannati definitivi, in affidamento in prova al servizio sociale.

“La positiva impressione riscontrata durante l’incontro, il risultato riferito di abbattimento della recidiva fino al 10% per le persone che accettano di impegnarsi in progetti di autentico cambiamento personale e vengono avviate al lavoro, dimostra l’utilità delle misure alternative al carcere e la possibilità di ridurre al minimo il ricorso al carcere. Invece di impegnare risorse faraoniche nel cosiddetto ‘piano carceri’, sarebbe doveroso costruire luoghi di accoglienza e di recupero su tutto il territorio, creare opportunità di crescita personale, di formazione, lavoro e di dialogo. Questo consentirebbe – secondo Desi Bruno - di ridurre davvero il sovraffollamento, rendendo un servizio alla collettività in termini di maggior sicurezza, accompagnando le persone che escono dal carcere ad una esistenza normale, evitando inutili sofferenze e condizioni di vita disumane in carcere”.

Dopo il pranzo comunitario con gli ospiti della Casa, gli operatori e i volontari, la Garante si è recata alla Casa Circondariale di Rimini. Si tratta della terza visita, dall’inizio del suo mandato. Insieme alla vicesindaco Gloria Lisi, alla direttrice del carcere e al comandante di Polizia penitenziaria, Bruno ha visitato la sezione “Andromeda”, destinata a persone tossicodipendenti in regime di custodia attenuata senza vigilanza notturna (attualmente 16), dal riconosciuto valore trattamentale. Subito dopo, l’ispezione alla Prima sezione, già oggetto di un intervento dell’Asl per la situazione di degrado complessivo e di pessime condizioni igienico sanitarie.

“A seguito della chiusura di alcune celle per inagibilità da parte della direttrice Maria Benassi , alla data della visita la Prima sezione ospita 38 persone: il numero delle persone presenti è stato dimezzato , ma permane una situazione caratterizzata da gravi condizioni igienico-sanitarie, che ne consiglierebbero caldamente la totale chiusura, e di sovraffollamento delle celle ancora in uso”. La vicesindaco e la Garante “auspicano e chiedono al Provveditore regionale e al Dap che le persone ancora presenti vengano collocate in luoghi più idonei, in modo da consentire la chiusura della sezione. A breve, tra l’altro, dovrebbero iniziare i lavori di ristrutturazione di un’altra sezione, la Seconda, già da tempo chiusa per inagibilità, e questa potrebbe essere l’occasione per rimettere a norma anche la Prima sezione. Realizzare contestualmente tutte le opere necessarie sarebbe sicuramente utile e logisticamente efficace”, conclude Desi Bruno.

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