Plastica killer per tartarughe e delfini: la Fondazione Cetacea lancia l'allarme

La Fondazione Cetacea di Riccione, presieduta da Sauro Pari, ha lanciato l'allarme per la crescente quantità di materie plastiche e rifiuti ingombranti in mare e l'aumento esponenziale di delfini e tartarughe che si trovano morti sulle spiagge

Foto di repertorio

La Fondazione Cetacea di Riccione, presieduta da Sauro Pari, ha lanciato l’allarme per la crescente quantità di materie plastiche e rifiuti ingombranti in mare e l’aumento esponenziale di delfini e tartarughe che si trovano morti sulle spiagge. Le ultime vittime dell’inquinamento da rifiuti in ordine di tempo sono state due tartarughe, entrambe “Caretta Caretta”, trovate morte lunedì 8 luglio, spiaggiate una a Misano e l’altra all’altezza del Bagno 122 di Riccione, oltre ad un delfino nelle Marche, dopo quello rinvenuto domenica a Riccione.

Da inizio anno, confermano da Cetacea, sono “almeno un centinaio” le tartarughe morte in mare e spiaggiate tra la Romagna e le Marche. Mentre nei soli mesi di maggio e giugno, nelle stesse acque, sono stati rinvenuti undici delfini morti. Le cause del proliferare di materie plastiche e rifiuti sono ancora al vaglio degli esperti. Per Rita Ferrari, Direttore del Centro di ricerche marine Daphne, sarebbero fiumi e torrenti locali a riversare in mare i pericolosi rifiuti e assolve invece il Po che, in questo periodo, ha una portata bassa. Per il Presidente della Fondazione Cetacea, comunque, non c’è dubbio sul collegamento tra i rifiuti in mare e la morte degli animali. Le tartarughe sono più attratte dalla plastica e i delfini da pezzi di sacchetti, che scambiano per pesci. Solo lo scorso fine settimana sono stati rinvenuti in abbondanza sul litorale adriatico bottiglie, bidoni e cassette di plastica, reti per la pesca delle cozze, tronchi e  rami, lattine.

Il Direttore del Centro Daphne ha spiegato che i sacchetti in spiaggia degradano e vengono frammentati in micro particelle che possono essere rilevate con un apparecchio speciale, il  “manta”, che registra anche i rifiuti più grossi. Al microscopio viene in seguito esaminata la quantità di materie plastiche presenti. Il Centro ha iniziato una mappatura all’inizio dell’estate, individuando le aree focali: porti, aree urbanizzate, ma anche zone più isolate come la foce del fiume Bevàno, nel Ravennate.

L’eurodeputato Andrea Zanoni, vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali e membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo ha affermato: «È necessario intervenire immediatamente con controlli a tappeto. Questa moria di animali deve essere fermata e deve essere individuata quanto prima l’origine di questi rifiuti. Questi affascinanti animali, ovvero le tartarughe e i delfini, sono purtroppo attratti dai sacchetti di plastica che inghiottono credendo siano pesci. Vengono condannati a fini orrende per soffocamento o stritolati da cordoni di plastica. Stiamo assistendo alla morte silenziosa di quelli che sono le sentinelle dello stato di salute dei nostri mari. Sto valutando se portare la questione all’attenzione della Commissione europea».

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