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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Povertà giovanile, preoccupanti i dati emersi dalla ricerca della Caritas di Rimini

Tra i 18 e i 35 anni solo il 19,1% ha un lavoro e il 20% dei giovani si trova in una situazione di povertà

In occasione del Sinodo dei giovani indetto dalla Chiesa e con il constatare che in Caritas, negli ultimi anni, sono aumentati i giovani in situazione di difficoltà, l’Osservatorio della Caritas diocesana di Rimini, insieme all’equipe giovani della Caritas e all’Università di Sociologia di Forlì, ha deciso di dedicare un anno all’ascolto dei giovani attraverso una ricerca. Sono stati somministrati questionari al Centro per l’Impiego, negli Istituti professionali, in piazza, realizzati focus group nei Centri giovani e interviste nelle Caritas parrocchiali. Complessivamente la ricerca ha coinvolto 508 giovani riminesi tra i 18 e i 35 anni.

Tra i dati che colpiscono ci sono sicuramente quelli relativi al lavoro, su 508 giovani solo il 19,1% ha un lavoro e nella maggior parte dei casi si tratta di lavori precari, ma se si analizza i dati nel periodo estivo la percentuale degli occupati sale al 51,8%. La quasi totalità dei lavoratori stagionali sono studenti, quindi giovani che nel periodo estivo, invece di riposarsi, si impegnano facendo anche più delle consuete 8 ore lavorative. Il 48,6% ha però dichiarato di aver svolto il lavoro in nero o parzialmente in nero, questo purtroppo resta un dato allarmante, perché nella nostra riviera il lavoro nero è ancora diffuso e spesso sono proprio i giovani a pagarne di più le conseguenze, in quanto non consapevoli dei propri diritti. Sempre sul tema lavoro, un altro dato che ha sorpreso è quello relativo all’età: considerando i contratti a tempo indeterminato si nota che la quota tende ad aumentare fino ai 23 anni, si riduce drasticamente fino ai 26, risale ai 27 per poi scendere di nuovo. Come dire che un giovane che entra nel mercato del lavoro con un contratto precario, rischia poi di rimanere in questa condizione per lungo tempo; tra l’altro non fa differenza il titolo di studio perché la maggior parte dei lavoratori precari sono laureati.

Il 20% dei giovani, pari a 105 ragazzi, si trova in una situazione di povertà, in quanto non riesce a pagare bollette o canoni di affitto. I più colpiti sono i giovani dai 29 anni in su, quelli cioè che stanno tentando di costruirsi una famiglia, ma anche i giovani che hanno i genitori separati (il 58,6% dei giovani con genitori separati si trova in una situazione di difficoltà). In particolare: 30 ragazzi non sono nelle condizioni di mangiare un pasto completo ogni due giorni; 61 non riescono a riscaldare adeguatamente la casa; 71 non sanno come far fronte a spese straordinarie come la rottura di un elettrodomestico; 59 non riescono a sostenere le spese sanitarie; 75 non possono permettersi una settimana di ferie all’anno. Rispetto al tema povertà ai giovani è stato chiesto se conoscessero coetanei in difficoltà ed è emerso che nella misura in cui sussistono rapporti amicali stretti e di confidenza, i ragazzi, che sono venuti a sapere dell’amico in difficoltà, si sono impegnati per aiutarlo attraverso piccole azioni di solidarietà come può essere il condividere la merenda, offrire la cena, ma anche ospitare in casa. Nel caso in cui ci si sia accorti di situazioni difficili, ma sia stato assente l’aspetto confidenziale, non si è, nella maggior parte dei casi, intervenuti. Il messaggio quindi vuole essere: mettersi in ascolto dei giovani e coltivare le amicizie.

Il 60% degli intervistati ha dichiarato di non conoscere enti o progetti a favore dei giovani, questo dato ci si è sembrato alquanto allarmante, perché non è vero che per i giovani non ci sia nulla: Servizio Civile, Garanzia Giovani, Er.Go, Cud, Fuci, Centri giovani, Centri sociali e tanto altro. Il fatto che i giovani non ne siano a conoscenza non può non interrogare il mondo degli adulti. Come comunichiamo con i giovani? Come li mettiamo a conoscenza di ciò che facciamo per loro? Utilizziamo i canali ed i linguaggi giusti? E soprattutto, quanto i giovani, nelle nostre comunicazioni, sono più destinatari di prodotti d’acquisto quanto piuttosto di occasioni per essere loro in primis protagonisti?

Un ultimo sguardo alla ricerca, anche se molto ce ne sarebbe ancora da dire, sul tema dei sogni. Abbiamo chiesto ai giovani quali fossero le loro aspettative per il futuro. Il 15% ha lasciato la risposta in bianco o ha detto di non sapere rispondere. Il 70% ha messo al primo posto il lavoro, la preoccupazione è trovare un lavoro stabile, il 22,2% desidera cercarlo all’estero, gli altri il più possibile vicino casa. Solo il 29,7% ha espresso il desiderio di sposarsi ed il 33,3% di avere figli, come se il tema della famiglia, degli affetti, abbiano perso appeal, per dare invece spazio alle cose concrete. In pochi hanno scritto sogni diversi, sogni che vadano oltre le cose concrete. 

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