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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca Cattolica

Primo intervento a Cattolica, garantita dall'Ausl l'apertura h24

Il direttore Generale Tiziano Carradori ha rappresentato la difficoltà del reclutamento dei medici, per far fronte alle richieste utilizzati i medici dell’emergenza territoriale del turno notturno

Il direttore Generale di Ausl Romagna ha incontrato giovedì pomeriggio gli Amministratori locali per rappresentare alcune soluzioni individuate atte a mantenere l’apertura h24 del Punto di Primo Intervento dell’ospedale di Cattolica. Erano presenti il sindaco di Cattolica Franca Foronchi, il vicesindaco Alessandro Belluzzi, l’assessore alle politiche socio-sanitarie Nicola Romeo e il presidente del Consiglio Comunale, Massimiliano Gessaroli. Per il comune di San Giovanni in Marignano , erano presenti il sindaco Daniele Morelli e la vicesindaca Michela Bertuccioli.

Durante l’incontro il direttore generale Tiziano Carradori ha rappresentato la difficoltà del reclutamento dei medici, più volte evidenziato e sottoposto all’attenzione degli amministratori locali. Le cause sono note, dalla mancanza di una programmazione che determina la carenza di laureati per sostituire i professionisti andati in quiescenza, fino al paradosso per le Aziende di non poter assumere in rapporto di dipendenza medici abilitati alla professione perché a sprovvisti di specializzazione. Pertanto l’Ausl della Romagna, al pari di altre Aziende si è trovata ad adottare soluzioni organizzative di “minimimazzione del danno,che ha condiviso con i professionisti e sottoposto agli amministratori locali, come appunto nel caso dei Punti di Primo Intervento”. Per quanto riguarda Cattolica , a fronte di un numero di accessi tra i 10-15.000 annui, alimentati in prevalenza nel periodo estivo, e rappresentati per l’85/90 per cento da codici di nulla o scarsa gravità (codici bianchi o verdi) il volume di attività era garantito da un organico medico e infermieristico autonomo. A fronte della riscontrata criticità di personale, la soluzione adottata per non interrompere la funzione di primo intervento nelle ore notturne consiste nell’inserire i medici dell’emergenza territoriale del turno notturno, che effettuano anche servizio di auto medica all’interno del Punto di Primo Intervento.

Tale dotazione organica andrà ad integrare la copertura delle 12 ore diurne garantita dai medici del Pronto Soccorso e della continuità assistenziale di Riccione. Ad integrazione della copertura è stata istituita una guardia attiva notturna effettuata dai medici di medicina interna di Riccione e Cattolica, integrata con medici di anestesia e rianimazione che, all’occorrenza, in caso di visita sul territorio dei medici di Emergenza Territoriale , suppliranno ad eventuali accessi presso il Punto di Primo Intervento. Si tratta di una importante soluzione  tampone, condivisa con i professionisti e  l’ Amministrazione Locale. Un traguardo importante di confronto e condivisione che dovrà proseguire per l’individuazione di progettualità più a lungo periodo sui Punti di Primo Intervento. per assicurare una rete dell’emergenza - urgenza efficace da applicare in tutte quelle realtà in cui insistono stabilimenti sanitari che presentano un’accessibilità ai Pronto Soccorso di 1°e2° livello entro un’arco temporale di 30/60 minuti.

Con un’interrogazione, Nadia Rossi (Pd) vuole sapere dal governo regionale “se confermi la possibilità che il servizio di pronto intervento dell’ospedale di Cattolica sia limitato al solo orario diurno e, in tal caso, se abbia intenzione, di concerto con l’Ausl Romagna, di attivarsi per evitarlo”. Il consigliere chiede poi allo stesso esecutivo di “sollecitare a livello nazionale soluzioni in risposta alla cronica mancanza di professionisti e personale sanitario negli ospedali della regione”.

“In Emilia-Romagna e più in generale sul territorio nazionale- spiega la dem- si riscontra da tempo una preoccupante carenza di personale medico e sanitario, soprattutto all’interno dei punti di primo intervento e dei centri di pronto soccorso, acuita dall’arrivo della pandemia da Covid (a titolo esemplificativo, come sottolineato dalla direttrice dell’unità operativa di pronto soccorso e medicina d’urgenza di Rimini, Tiziana Perin, nelle strutture sanitarie di Rimini e Novafeltria servirebbero 61 medici, mentre l’organico può contare da anni solo su 40 professionisti costretti a turni di lavoro massacranti)”. A risentire delle conseguenze di questa carenza, rimarca, “è l’intera cittadinanza, che rileva difficoltà nell’accedere ai servizi di emergenza, nel prenotare o ricevere visite specialistiche ed esami diagnostici in tempi rapidi”. Durante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria, prosegue, “diversi punti di primo intervento nel territorio dell’Ausl Romagna sono stati temporaneamente chiusi per favorire la concentrazione della forza-lavoro nelle sedi ospedaliere che dovevano sopportare un maggior peso di ricoveri, tra questi anche il primo intervento dell’ospedale Franchini di Santarcangelo di Romagna (che per l’assenza di personale medico non ha mai visto un ripristino delle sue attività a tempo pieno)”.

Dopo Santarcangelo di Romagna, Rossi affronta il tema centrale citando notizie di stampa: “Si parla di una possibile limitazione al solo orario diurno anche del servizio di pronto intervento dell’ospedale Cervesi di Cattolica”. Se così fosse, evidenzia, “per Cattolica e per tutta la zona di Rimini sud e la Valconca le strutture di riferimento per le emergenze diventerebbero quelle di Riccione e Rimini”. Tale notizia, conclude, “ha provocato grande dibattito fra gli esponenti politici locali, che hanno segnalato difficoltà già evidenti riguardo al corretto funzionamento della struttura di Cattolica a causa della carenza di medici, nonché la manifestata preoccupazione da parte dei comitati cittadini, allarmati per un possibile ridimensionamento dei servizi dell’ospedale nel prossimo futuro”.

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