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Giulio Lolli in videocollegamento dal carcere

Giulio Lolli in videocollegamento dal carcere

Processo a Giulio Lolli, in aula la testimone chiave racconta la sua storia

Drammatica testimonianza della tipografa che realizzava i falsi documenti delle imbarcazioni vendute dal "pirata" di Rimini Yacht

Aggressioni fisiche e verbali, maltrattamenti e imposizioni di ogni genere. Questa la drammatica testimonianza, resa nella mattinata di mercoledì davanti ai giudici del Collegio del Tribunale di Rimini, dall'ex dipendente di Giulio Lolli e che disponeva di una tipografia dove su indicazioni dell'ex patron di Rimini Yacht realizzava i documenti falsi delle imbarcazioni che il "pirata" vendeva. Quello della donna è il racconto che rappresenta l'ultimo capitolo della vicenda riminese che ha contribuito alla fama di avventuriero dell'imprenditore detenuto dal 2017 a Tripoli e per un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Roma per terrorismo internazionale e traffico di armi e poi estradato in Italia dove, attualmente, è recluso nel carcere di massima sicurezza per i reati di terrorismo di matrice islamica durante gli anni della latitanza trascorsi in Libia. L'ex dipendente, davanti ai giudici, ha ripercorso la sua esperienza lavorativa con Lolli descritto come un "padrone" violento e determinato a ottenere tutto ciò che voleva dai dipendenti. In particolare la donna, secondo il suo racconto, riceveva dall'ex patron di Rimini Yacht le indicazioni per realizzare nella tipografia le false documentazioni per i natanti di lusso il cui acquisto avveniva grazie ad una società di San Marino, dove operava una testa di legno con una serie di prestanome come intestatari, dove ciascuno yacht (imbarcazioni con valore commerciale che oscillava tra i 300 mila ed i 6,5 milioni di euro), veniva finanziato due o addirittura tre volte, mediante contratti di leasing stipulati con società legate ad istituti bancari italiani e stranieri, per lo più sammarinesi, ai quali venivano sottoposti in sede di compravendita, i documenti di conformità falsificati.

Nella sua testimonianza l'ex dipendente ha raccontato di essere stata obbligata con la forza ad alterare le documentazioni e che, in alcune occasioni, l'ex imprenditore avrebbe alzato le mani su di lei. Nel corso del racconto, poi, ha aggiunto delle protezioni che Lolli millantava sia tra le forze dell'ordine per impaurire ancora di più i suoi interlocutori che nella malavita. La difesa dell'ex patron, tuttavia, ha sostenuto che la donna produceva i documenti di sua volontà in cambio di un lauto compenso e che il padre di lei aveva ricevuto in uso gratuito uno yacht. La testimonianza è stata ascoltata dallo stesso Lolli, videocollegato dal carcere di Rossano Calabro dove è recluso, che deve rispondere delle accuse di truffa, appropriazione indebita e falso, reati di cui si è già dichiarato colpevole, ma anche di estorsione associazione a delinquere. Due capi che, però, l'imprenditore ha sempre respinto con forza. L'udienza è stata aggiornata al prossimo 3 febbraio per la discussione e la sentenza.

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