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I romagnoli si vedono impreparati alla prova costume: uno su due punta su diete fai da te

Sulla riviera ci si scopre fuori forma dunque: un dato che non stupisce se si ricorda che una precedente ricerca dell’Osservatorio aveva rilevato come il 65% dei romagnoli non fa alcun tipo di attività fisica

È giunto il momento della verità: con l’arrivo dell’estate ogni italiano deve fare i conti con la propria forma fisica. Coloro che hanno fatto attenzione non vedono l’ora di poter sfoggiare i propri corpi asciutti su le nostre spiagge mentre chi ha pensato più ai piaceri della gola che alla bilancia ora teme la prova costume. E tra i romagnoli sembrano essere in molti gli “impreparati” all’estate 2013 se, come ha rilevato la più recente indagine realizzata dall’Osservatorio Sanità di UniSalute, la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza e assicurazione sanitaria, più di quattro romagnoli su cinque (84%), tra Rimini, Forlì e Cesena, hanno pensato che fosse il caso di perdere peso nell’ultimo periodo.

Sulla riviera ci si scopre fuori forma dunque: un dato che non stupisce se si ricorda che una precedente ricerca dell’Osservatorio aveva rilevato come il 65% dei romagnoli non fa alcun tipo di attività fisica. Colpa della nostra cucina? Forse in parte, se è vero che per più di un terzo del campione romagnolo (38%) il cibo è infatti una vera e propria gioia, un’autentica soddisfazione, per spirito e palato, a cui è difficile rinunciare. Ma quando diventa sempre più difficile allacciare i pantaloni, quali sono i rimedi che i romagnoli considerano più efficaci? Purtroppo quasi un romagnolo su due (47%) punta a perdere peso con pericolose diete “fai-da-te”.

Un comportamento che rischia di sottoporre il fisico ad autentiche torture, a volte con lunghi periodi di digiuno e spesso con gravi conseguenze per la salute. Il 27%, invece, punta saggiamente a buttar giù la pancia facendo, o ripromettendosi di fare, maggiore attività fisica, mentre il 25% affidandosi ad un dietologo o ad un nutrizionista. Se i romagnoli sono fondamentalmente concordi nel vedersi appesantiti, più frammentate sono le opinioni riguardo al reale problema dell’obesità. L’11% lega il fenomeno ad una alimentazione sbagliata, l’8% alla pigrizia degli interessati e il 13% pensa che sia legato a questioni psicologiche ma ben il 40% vede nell’obesità un problema legato all’opulenza delle società più ricche, un suo sintomo. Più di un romagnolo su quattro infine (27%) la considera un grave problema sociale, che comporta ingenti spese da parte delle istituzioni, che dovrebbero applicare maggiori misure per educare le persone.

I benefici di una corretta alimentazione, abbinata ad una sana attività fisica, sono ormai conosciuti da tutti. Non si può nascondere che l’obesità abbia un impatto enorme sui costi sociali che il nostro Paese deve sostenere. Parliamo di una cifra che supera ogni anno gli 8 miliardi di euro pari al 6,7% della spesa sanitaria nazionale3 e che diventa sempre più complicato sostenere. L’indagine dell’Osservatorio UniSalute rileva una presa di coscienza degli italiani – e dei romagnoli in particolare - anche rispetto a questo aspetto e può essere letto come un auspicio ad una ulteriore maggiore attenzione nei riguardi dell’obesità per prevenire questa patologia.

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