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Provincia Unica, ecco come cambia la geografia in Romagna

Di fatto nessuna delle tre province romagnole sta nei requisiti minimi imposti dal governo: almeno 350mila abitanti e una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati

Dopo l'annuncio di una decina di giorni fa ecco nel dettaglio i criteri con cui le Province italiane, se non vorranno soccombere, dovranno accorparsi. Di fatto nessuna delle tre province romagnole sta nei requisiti minimi imposti dal governo: almeno 350mila abitanti e una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati. I due criteri sono stati stabiliti venerdì dal Consiglio dei Ministri.

TEMPI - Il calendario istituzionale prevede che nei prossimi giorni il Governo trasmetta la deliberazione al Consiglio delle autonomie locali (CAL), istituito in ogni Regione e composto dai rappresentanti degli enti territoriali. La proposta finale sarà trasmessa da CAL e Regioni interessate al governo, il quale provvederà all'effettiva riduzione delle province promuovendo un nuovo atto legislativo che completerà la procedura.  Il tutto deve entrare in funzione al massimo il 1º gennaio 2014.

COMPETENZE - Le nuove province eserciteranno le competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità (le altre competenze finora esercitate dalle Province vengono invece devolute ai Comuni, come stabilito dal decreto "Salva Italia").

I CAMBI DI FRONTE. Qualcosa cambia rispetto al quadro tracciato appena una decina di giorni fa, quando le ipotesi sul tappeto erano tre: 1) Forlì-Cesena accorpata a Rimini e Ravenna autonoma, 2) Forlì-Cesena e Rimini  accorpate assieme e Ravenna e Ferrara accorpate assieme, 3) provincia unica della Romagna, senza Ferrara, che però restava “zitella” non potendo accorparsi con la futura città metropolitana di Bologna né potendosi apparentare alla lontana Modena, più interessata a Reggio Emilia. Il Pd di Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini, infatti, hanno firmato un documento comune a favore della provincia unica. Una rivoluzione storica, per ora però votata solo dal Consiglio comunale di Forlì con i voti favorevoli del Pd e una spaccatura in maggioranza, considerato il voto contrario dell'Idv.

I NUMERI. Sia la provincia di Ravenna che quella di Forlì-Cesena stanno nel requisito demografico, avendo circa 400mila abitanti ciascuna a fronte del requisito minimo di 350mila. Rispetto alle indiscrezioni di una decina di giorni fa, il governo ha invece ridotto il requisito territoriale: da 3.000 a 2.500 kmq. E la provincia di Forlì-Cesena non vi è dentro per un soffio. Infatti è estesa per 2.376 kmq. Gli basterebbe un'estensione equivalente a mezzo comune di Forlì per stare nel requisito territoriale. La provincia di Ravenna è invece più piccola. Rimini, invece, non sta né nel requisito territoriale, né in quello demografico (vedi tutti i numeri). Invece, la restrizione del requisito territoriale salva Ferrara, che può rimanere come provincia autonoma.

PROVINCIA O REGIONE? Insomma, a scanso di cambio di confini dell'ultim'ora, poco probabili, la Romagna andrà per decreto del Governo alla Provincia Unica. Questo ha subito riacceso gli animi degli autonomisti della Regione autonoma (sostenuta da un' “alleanza” trasversale di PdL, Lega Nord, ma anche Idv e pezzi “eretici” del Pd). Se questi “pezzi” si mettessero assieme la Regione potrebbe essere ad un passo, con i confini già tracciati, il capoluogo già identificato e le province interne già abolite (quest'ultimo per tacciare chi lamenterebbe un aggravio di costi). Per questo la proposta della Provincia Unica allarma non poco, a detta di articoli di stampa, il presidente della Regione Vasco Errani.

CANTANO VITTORIA I SOSTENITORI. Tra questi vi è il “padre” della Provincia Unica, il sindaco di Forlì Roberto Balzani. Che su Facebook considera ormai ineluttabile il processo, sebbene, come scrive, si metteranno di traverso gli esponenti politici dell'ancien regime, gli amministratori localisti e quelli del “partito della spesa pubblica. Esulta con Balzani anche il segretario territoriale del Pd forlivese Marco Di Maio. Sul fronte opposto parlano di grande opportunità i due parlamentari del PdL Giancarlo Mazzuca (bolognese, forlivese di origine) e Pizzolante (riminese).

A RIMINI INTANTO SI SCAVA LA TRINCEA. Che siano quelli che Balzani descrive come “ancien regime” o no, il sindaco di Rimini Andrea Gnassi e il presidente della Provincia Stefano Vitali hanno già preso carta e penna per dire che, provincia unica o no, le istituzioni locali si adegueranno ai provvedimenti governativi ma gli interessi riminesi saranno sempre al primo posto.  La Provincia, a Rimini, controlla importanti partite strategiche per il territorio come aeroporto e fiera. Critiche fredde nei confronti del governo, con l'accusa che il provvedimento rischia di far saltare il patto sociale.

IL GIALLO DEL CAPOLUOGO. E' nel comunicato di Gnassi e Vitali che viene fuori. Dicono infatti i due amministratori: “Al di là di tutto questo, non è certo un buon viatico registrare come il Governo abbia addirittura già stabilito per decreto il capoluogo di una eventuale, nuova provincia accorpata. Alla faccia di ogni federalismo e di ogni coinvolgimento territoriale”. La frase resta volutamente criptica, ma intanto solleva il primo vespaio: ci sarà un capoluogo unico o sarà una provincia sparsa su più capoluoghi?

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